Nikolaus Harnoncourt. «Nulla sarà più come prima»

Spesso si confonde la storia della musica con la storia della composizione, dimenticando che la musica diventa tale solo nel momento in cui viene eseguita, anzi ascoltata. Ecco allora che un capitolo molto importante di un manuale di storia della musica veramente completo potrebbe intitolarsi “Nikolaus Harnoncourt ed l’Aufführungspraxis”: il direttore tedesco, scomparso il 5 marzo scorso all’età di 87 anni, ha lasciato un segno nel cammino del pensiero musicale non inferiore a quello di Bach o Schönberg, rivoluzionando completamente il modo di eseguire le opere del passato.

Egli è stato tra i primi ad avvertire la necessità di riutilizzare prassi e strumenti antichi, togliendo tiorbe, viole da gambe e flauti di legno dalle teche per ridonare loro voce e vita. Si poteva pensare che in questo modo la musica fosse messa nei musei al posto di corni naturali e liuti e che tornare all’antico sterilizzasse le partiture di Monteverdi o Händel; esse risultavano al contrario ricche di una rinnovata vitalità e pulite dalla polvere del tempo. Alle “orecchie ben pensanti” i Concerti Brandeburghesi che Harnoncourt registrò nel 1964 non dovettero risultare meno sconvolgenti ed eversive di una composizioni di John Cage. Le esecuzioni di quegli anni avevano un sapore pionieristico, che rivela ancora oggi lo spirito di sperimentazione che animava un gruppo di musicisti-ricercatori (insieme al direttore tedesco va, ad esempio, ricordato Gustav Leonhardt) decisi a rinnovare l’ascolto del repertorio antico e di quello barocco. Harnoncourt è diventato il simbolo di una radicale trasformazione dell’esecuzione musicale senza precedenti, che in campo compositivo può essere paragonata solo all’abbandono del sistema tonale operato da Schönberg.

Contrariamente alle apparenze, anche la rivoluzione filologica ha interpretato a pieno le istanze del nostro tempo: uno degli aspetti in cui prassi esecutive e strumenti delle epoche passate sono risultati più incisivi è senza dubbio quello timbrico, parametro fondamentale dal ‘900 in poi anche sotto il profilo della produzione. Il “brutto” suono di formazioni come il Concentus Musicus Wien richiede al pubblico la medesima attenzione della musica nuova.

Si tratta di una forma mentis che Harnoncourt iniziò progressivamente a portare nel repertorio classico ed in quello romantico. Le orme del suo cammino furono seguite da altri direttori come John Eliot Gardiner, Philippe Herreweghe e Roger Norrington. La rivoluzione era fatta e tutti gli interpreti venuti dopo dovevano fare i conti con essa. Tornano allora in mente le parole che avrebbe detto Haydn dopo aver ascoltato l’Eroica di Beethoven: «nulla sarà più come prima».

Stefania Navacchia

Associazione culturale Orfeo nella rete
http://www.orfeonellarete.it/
info@orfeonellarete.it
Designed by www.soluzioniweb-bologna.it