90.000 Grazie, maestro Abbado

Molte volte su queste pagine abbiamo menzionato Claudio Abbado, non solo per commentare le sue interpretazioni, ma anche perché il suo modo di fare, di pensare e di vivere la musica è per Orfeo nella rete un imprescindibile esempio non da imitare, ma con cui confrontarsi. La sua maniera di parlare di agire attraverso le note era, anzi, oggi più che mai, è un rinnovamento del ruolo occupato dalla musica nella società. Il suo stile poco plateale, troppo spesso confuso con freddezza, lavora le partiture dall’interno facendone emergere la loro più intima natura di "forme di suono". Questo agire sul suono, lezione che Abbado ha appreso anche dalla frequentazione di compositori e composizioni contemporanee, mette in gioco l’ascoltatore, lo chiama in causa, lo rende attivo. Di qui nasce la valenza politica e sociale che la musica ha per Abbado, che da sopramobile per la borghesia diviene strumento di consapevolezza, di lotta, di rivoluzione. Egli tuttavia è sempre stato a tempo con la società, e se negli anni Settanta faceva i concerti nelle fabbriche, negli ultimi anni ha capito che oggi l’urgenza della terra e dell’uomo è quella di vivere in armonia con il proprio ambiente. Ecco dunque la richiesta dei 90.000 alberi come cachet per il suo ritorno alla Scala. È un costante cambiamento che si avverte anche nelle sua interpretazione e che ha modificato il modo di ascoltare da parte del pubblico. È un cammino che, siamo sicuri, non si è arrestato ieri.

Stefania Navacchia

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