"Presenza storica" di Luigi Nono nello stile interpretativo di Claudio Abbado e Maurizio Pollini

Molto si è parlato dell’amicizia e del sodalizio artistico tra Luigi Nono, Claudio Abbado e Maurizio Pollini: questo articolo non vuole ripercorrere la storia di questa collaborazione, ma ricercarne le tracce nelle interpretazioni dei due esecutori, ben lungi dal voler sostenere che essi trasportino sul piano esecutivo il pensiero musicale del compositore veneziano, poiché un tale assunto sarebbe limitativo.

Esiste una profonda interazione tra la composizione di un brano e la sua realizzazione, poiché dalla constatazione che la musica è suono deriva l’importanza dell’aspetto esecutivo, troppo spesso trascurato dalla musicologia. In secondo luogo la lettura di un’opera del passato è influenzata dal tempo in cui viene realizzata: si è soliti dire che Boulez attualizza Mahler o che Aimard legge Beethoven con gli occhi del Novecento. Forte allora è il legame tra musica e storia come evidenziò Nono in Presenza storica della musica d’oggi (1), la conferenza che nel 1959 segna il suo distacco dalla scuola di Darmastadt, ed in cui egli afferma la necessità di collocare sempre l’arte in un contesto: un compositore non può scrivere in base a principi scientifici che prescindono dalla propria epoca, e la critica non può affrontare un’opera senza integrarla in un determinato ambito sociale e culturale. Ancora più pesante, aggiungiamo noi, è la responsabilità di un interprete chiamato sia a lasciare che un opera parli della propria epoca sia ad attualizzarne il testo. In pratica il ruolo di un pianista o di un direttore d’orchestra è quello di fare dialogare due periodi storici: si deve parlare del proprio tempo attraverso un’opera del passato

Parlare del valore storico della musica vuole dire anche affrontare i problemi della sua funzione e della sua destinazione. Nono, in accordo con il pensiero di Bertolt Brecth e Jean-Paul Satre, riteneva che l’arte non avesse solo un ruolo di critica sociale, ma potesse anche agire sulla realtà contribuendo a formare le coscienze.

In questo quadro vanno collocate le iniziative, come il grande contributo all’Associazione "Musica/realtà," che negli anni Settanta videro impegnati Nono, Abbado e Pollini in lezioni-concerti destinati prevalentemente ai giovani al fine di divulgare la musica classica e contemporanea. Una simile prospettiva vuole ripensare radicalmente il modo di fruire la musica: essa non può essere una forma di svago o di rilassamento della classe borghese, il concerto non può essere una parentesi rispetto alla vita quotidiana. La musica deve parlare della realtà e per questo richiede la massima attenzione da parte del pubblico: ecco la grande importanza attribuita da Nono al silenzio, inteso come momento che prepara all’ascolto e continua riflessione su ciò che si percepisce. L’ascolto presuppone il silenzio che non si contrappone al suono, ma, come dice Massimo Cacciari, ne è l’origine e la continuazione (2). Così Nono ed Abbado hanno riflettuto insieme sull’attacco della Prima Sinfonia di Mahler il cui La maggiore iniziale sembra nascere dal nulla (3), a concludere idealmente questo percorso va compresa l’attesa voluta dal direttore tra la fine dell’Adagio della Nona Sinfonia di Mahler e gli applausi: il pianissimo dell’ultimo accordo si perde nel silenzio, diventa silenzio, il silenzio è parte della sinfonia. In realtà la composizione non si conclude, ma riapre a nuovi orizzonti, a nuovi cammini, la musica rimane "sospesa", altro termine caro a Nono, nella umile consapevolezza di non avere mai l’ultima parola, ma di lasciare sempre possibilità aperte. L’idea di "sospeso" è uno dei mezzi che consente di dare tensione al discorso musicale, una pausa, una corona, o una risonanza di un pedale poste, ad esempio, alla fine di un crescendo lasciano chi ascolta in una situazione di attesa contribuendo alla comprensione intellettuale e affettiva del brano. Se si ascolta la Quarta ballata di Chopin eseguita da Pollini ci si accorge che alcune indicazioni tenendo della partitura divengono sospensione del tempo e del discorso musicale e crea maggiori aspettative nel pubblico.

Nono però non fu solo il musicista del silenzio e dei pianissimi, come spesso si crede, ma dei repentini cambiamenti di intensità sonora, dal fortissimo fino al limite dell’udibile, che hanno una forte valenza espressivo e che si ritrovano in alcuni passaggi mozartiane in cui Abbado utilizza gli insegnamenti dell’Aufführungspraxis per giungere ad una delicatezza estrema. Le dinamiche sembrano partire dall’interno della musica quindi non hanno nulla di plateale, ma sono "teatrali" nel senso più nobile del termine: il suono ed i temi vengono inseriti all’interno di un contesto drammaturgico dove colori e dinamiche li caratterizzano come personaggi. L’approccio di Abbado e Pollini è molto strutturale e sembra differenziarsi dall’espressività noniana, ma il loro atteggiamento analitico non è mai fine a se stesso, ma sempre volto a mettere in luce un significato più profondo di un’opera musicale. Così le loro analisi formali divengono un mezzo per evidenziare e comunicare l’espressività insita nelle partiture, perché in un autentico atteggiamento analitico non basta "far sentire" ogni nota, ma è necessario fornire ad esse un peso ed un valore diverso: solo in questo modo si renderanno percepibili una struttura ed il suo significato. Das atmende Klarsein [La chiarezza che respira], titolo di una delle più importanti opere di Nono, permette di capire che un approccio interpretativo basato sulla trasparenza deve restituire una complessità riuscendo a valorizzare le differenze dei suoi elementi. A questo proposito va sottolineato come Abbado riesca a rendere l’eterogeneità delle partiture malheriane ed a evidenziare in ogni sinfonia i vari aspetti della sua poetica e come nelle Variazione op. 27 di Webern eseguite da Pollini il tessuto compositivo risulta trasparente: agendo sulle dinamiche e sull’agogica il pianista giunge ad un risultato fortemente espressivo, lontano dall’interpretazione che la scuola di Darmstadt diede della produzione weberniana. A volte un simile strutturalismo utilizza gli stessi mezzi interpretativi ottocenteschi, ma con scopi diversi: Pollini attraverso il pedale non rende confuso il suono, ma crea risonanze che hanno una specifica funzione strutturale ed espressiva. La risonanza per Nono era il vagare del suono sia nello spazio e sia nella memoria e nella coscienza del soggetto, era un cammino senza mete e senza strade prefissate: Caminantes, no hay caminos hay que caminar [Camminatori, non ci sono cammini se non la camminata], come è noto, è la frase vista da Nono in un muro di Toledo che assunse una notevole rilevanza nella sua poetica anti-narrativa: egli si opponeva ad ogni direzionalità e quindi anche all’idea di un racconto con un inizio ed una fine che escludesse altri percorsi ed ulteriori continuazioni. Certamente diverso appare l’atteggiamento di Abbado e di Pollini che nell’affrontare una partitura ne evidenziano l’aspetto teleologico, il loro tendere ad un punto culminante (ne sono un esempio gli sviluppi beethoveniani eseguiti da Pollini). Entrambe le prospettive hanno in comune una drammaturgia sonora che rinnova sempre la tensione in un discorso musicale che appare al contempo sospeso e continuo, due termini apparentemente contraddittori, ma che sono due aspetti dell’antidogmatismo di stampo marxista di Nono, secondo cui non vi è chiusura, non vi è fine, ma un eterno ricominciare. Qualcosa di analogo si avverte nelle interpretazioni che Abbado e Pollini danno dei movimenti che concludono la Sinfonia n. 7, La Grande, e la Sonata per pianoforte D 959 di Schubert: in più occasioni i brani sembrano giungere ad una conclusione, ma ogni volta la melodia torna sempre diversa da se stessa in un percorso a spirale che potrebbe continuare all’infinito, in un eterno cammino senza approdi o "porti" definitivi, senza dogmi, senza preconcetti, senza chiusure.

Allo stesso modo il nostro cammino torna a parlare di "ascolto" come apertura verso l’altro e più volte Abbado ha insistito sul valore educativo, e quindi anche etico e politico, della musica; e Nono invita ad "Ascoltare nel silenzio gli altri l’altro"(4). Anche l’ascolto non è però una finalità ultima, ma a sua volta un punto di partenza per la cultura del dialogo: il discorso dell’altro viene udito, rielaborato, e da esso ci si incammina per integrarsi con la diversità.

(1) Cfr. Nono L., Presenza storica nella musica d’oggi, in Scritti e colloqui, De benedictis A.I., Rizzardi V., a cura di, vol. I: Scritti, RICORDI LIM, Lucca, 2001, pp.46-56.
(2) Cfr. Verso Prometeo. Conversazioni tra Luigi Nono e Massimo Cacciari raccolte da Michele Bertaggia in L.Nono, Verso Prometeo, a cui di M.Cacciari, Ricordi, Milano,1984, p.3,1984, p.35.
(3) Cfr. ibid., pp-30-32.
(4) Cfr. ibid., pp-30-32.

Stefania Navacchia

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