Bruno Bettinelli
Il Signore del contrappunto

Il decano dei nostri compositori e uno dei più apprezzati in campo internazionale, Bruno Bettinelli compie 90 anni il 4 Giugno (1). Nato nel 1913 ha compiuto gli studi al Conservatorio di Milano, in un’epoca d’oro, come lui stesso ricorda: "la situazione musicale del Conservatorio di Milano durante gli anni Trenta era orientata sulla base di studi seri /…/ si avevano molti concerti di musica da camera, pressoché ogni sera, e sinfonici /…/ mi ricordo di aver ascoltato Horowitz, Milstein, Casals, Mainardi, Rachmaninoff e fra gli autori eseguiti c’erano Stravinskij, Hindemith, Ravel, Honneger, Prokof’ev, Schoenberg ecc." (2). Nel Conservatorio milanese Bettinelli ha poi insegnato composizione per vari decenni. Ha vinto numerosi concorsi nazionali e internazionali. E’ stato membro dell’Accademia nazionale di santa Cecilia a Roma e dell’Accademia Cherubini a Firenze. E’ stato anche critico musicale e revisore di musica (Corelli, Nardini, Bomporti, Sammartini ecc.). Tempo fa, su di lui sono usciti dei bellissimi compact disc che illustrano, in una panoramica antologica, la sua produzione e un libro (3).

Bruno Bettinelli appartiene a quelle che si chiamano "generazioni di mezzo", quelle cioè che stanno fra avvenimenti di primaria importanza: nato nel 1913 è di poco più giovane della prima generazione che ha dato alla musica italiana una svolta internazionale, quella di Petrassi e Dallapiccola (entrambi nati nel 1904), e precede di poco la generazione degli anni Venti (quella dei Maderna, Nono, Berio, Donatoni, Clementi ecc.) che ha consolidato l’importanza primaria della nostra musica. La sua figura però non né ha sofferto, anzi la sua produzione musicale è riconosciuta unanimemente tra le più interessanti dell’intero panorama nazionale, grazie sia alla sua dote di robusto costruttore, sia alla straordinaria padronanza tecnica, sia alla severità e umanità con il quale ha sempre affrontato il lavoro. Ma c’è anche un altro aspetto che rende la figura di Bettinelli straordinaria e forse unica, quello didattico, infatti dalla sua prestigiosa scuola sono usciti musicisti del calibro di Muti, Pollini, Canino e moltissimi compositori. Recentemente Bettinelli ha dato alle stampe un sunto delle sue convinzioni didattiche nel libro La composizione musicale, si tratta di preziosi suggerimenti e considerazioni alla giuda dello studio della composizione, con una bibliografia ragionata (4).

Bettinelli è autore di tre Opere teatrali (Il pozzo e il pendolo del 1957, La smorfia del 1959 e Count Down del 1969), di molte composizioni per sola orchestra, fra cui sette Sinfonie (che dalla Quarta in poi non hanno nulla a che vedere con la forma tradizionale), e di composizioni per solisti o orchestra. Da segnalare anche la produzione per coro, sia da solo, sia con l’orchestra, sia con organo e pianoforte. Ovviamente nutrito è il catalogo della musica da camera, con una particolare sezione per le musiche vocali. Proprio composizioni corali sono fra le ultime fatiche del Maestro (edite da Carrara o da Suvini Zerboni), come Missa Brevis, Tre lamenti e Aurora (tutte del 1997). Un libro aggiornato e stimolante, curato da Giulio Mercati, compie un’analisi dell’opera del Maestro dagli esordi al 1998 (5) ed è raccomandabile per chi voglia approfondire le singole composizioni.

Le opere teatrali sono nate dal desiderio di cimentarsi con questo genere così importante per la tradizione musicale italiana e il fatto di aver svolto, in gioventù, il ruolo di maestro sostituto in teatro (nelle stagioni pre-Scala e al Teatro Dal Verme) ha spinto Bettinelli ha cercare dei libretti adatti al proprio temperamento portato alle tensioni drammatiche (fa eccezione l’operina buffa La smorfia). La musica per coro, sacra o profana, lo affascina per il colore delle voci, le sonorità morbide o potenti, gli impasti derivati dalle infinite varietà di trattamento. Le strade maestre della sua produzione sono però le Sinfonie, i Concerti e le Cantate per coro e orchestra (su liriche di Ungaretti e di Tommaso Campanella). "Ho sempre sentito una grande attrazione per le infinite possibilità timbriche dell’orchestra e del coro" – dice Bettinelli – "mi ha aiutato la fortuna di sentire dentro di me, senza che nessuno me lo abbia mai spiegato, il colore, gli impasti sonori, il peso, il timbro degli strumenti, le proporzioni e gli equilibri nella distribuzione delle varie sezioni. Da tale sensibilità timbrica deriva la mia predilezione per i sinfonico e per l’ampiezza del respiro, per l’infinita gamma di colori che offre la possibilità di concepire alla grande e in piena libertà formale" (6). I lavori orchestrali sono davvero dei capolavori, dalle lontane Sinfonie n. 5 (1976), n. 6 (1976) e n. 7 (1978) ai più recenti Quarto Concerto (1988) e Salmo IV per coro e orchestra (1992), opere dove si riscontra un’accesa e vigorosa articolazione del linguaggio, basato su un libero atonalismo volto a fini comunicativi.

La concezione compositiva di Bettinelli discende dalla ricerca di uno spazio musicale puramente strumentale, una ricerca che porta a termine i fervori innovativi della generazione dell’Ottanta, soprattutto di un Malipiero e di un Casella in Italia, ma che trova in Stravinskij, Bartòk e Hindemith i grandi Maestri europei, ai quali il giovane Bettinelli guarda con profitto, percorrendo una strada simile eppur diversissima a quella di Petrassi. Per esempio, in lavori come la Sinfonia da camera del 1938 (il cui finale è il noto ed eseguitissimo Coro ostinato) e le Due invenzioni per orchestra del 1939, sono riscontrabili alcune movenze neo-classiche alla Hindemith.

Il linguaggio di Bettinelli si estrinseca tramite il totale cromatico, inteso come libero e fantasioso atonalismo, non vincolato a schemi fissi o a formule pre-costituite. Ne consegue un discorso basato su strutture e cellule tematiche in continuo movimento, che si sviluppano per germinazione spontanea, secondo il principio della variazione continua e delle formule speculative della tecnica contrappuntistica, germinazione che fa derivare anche degli agglomerati accordali complessi, fino a raggiungere il totale cromatico. In certe partiture, quando il colore degli impasti strumentali lo richiede, Bettinelli ha pure adoperato un’ aleatorietà controllata, nella quale si fondono parti ritmicamente casuali (scaturite però da suggerimenti seriali) con altre sezioni assolutamente controllate.

La musica di Bettinelli mantiene una concezione dialogica, un criterio costruttivo chiaro e dialettico, di profonda partecipazione emotiva. Il pulsare ritmico e la sottile inquietudine armonica sono altre due caratteristiche personali. "La mia musica ha sempre un’articolazione discorsiva" – dichiara il Maestro – "il pulsare ritmico e la sottile inquietudine armonica sono i fattori costanti che, da sempre, caratterizzano la mia produzione. Costituiscono un’ossatura che consente di portare avanti un discorso coerente, strutturato sulla base di un continuo variare degli elementi proposti all’inizio e, successivamente, scomposti, rielaborati per germinazione spontanea, rovesciati, riesposti nelle figurazioni cellulari più svariate che, derivate dalla speculazione contrappuntistica dei fiamminghi, costituiscono anche la complessa elaborazione della tecnica seriale ortodossa. Una tecnica che io, dopo alcuni esperimenti, ho abbandonato, perché troppo vincolante. Ho preferito quindi attenermi al solo totale cromatico, più libero e ricco di risultati altrettanto coerenti, ma, al tempo stesso, più spontanei" (7).

Della attuale situazione in cui versa la composizione, Bettinelli non è contento, perché vede un disorientamento, causato dall’esaurirsi dello sperimentalismo, un esaurimento per altro positivo, ma che ha lasciato campo libero a un certo qualunquismo, ma "ciò che conta" – dice Bettinelli – "è il saper rendersi conto nel dovuto modo che in musica tutto è permesso, niente è permesso. Ai velleitari si addice il silenzio" (8). E certo che di Bettinelli tutto si può dire fuorché sia un velleitario, anzi lui è veramente un signore, il signore del contrappunto.

La classicità del costrutto, la chiara profilatura del fraseggio, la nettezza delle linee contrappuntistiche e verticali, l’energia ritmica e la fantasia strumentale fanno della produzione di Bettinelli un punto di riferimento per tutti quei giovani compositori che vogliono muoversi su un terreno che mantiene salde le radici con la storia, senza banalizzarle in schematismi, intendendo la tradizione in maniera sempre rinnovata, proprio come ha insegnato Bettinelli, esprimendo una poetica artigianale, fatta di lavoro su elementi concreti e poco propensa ad avventurarsi sui terreni minati delle teorie e delle ideologie, senza rincorrere i fuochi fatui delle ricerche radicali o delle modi luccicanti. Bettinelli ha percorso, con coerenza e rigore, una strada di confine fra modernità e tradizione, fra classicismo della forma e romanticismo dell’espressività, fra artigianato e introspezione, realizzando un’articolata produzione che rimarrà nella storia della musica del Novecento come una delle più salde e vibranti.

NOTE

1) Dopo la recente scomparsa di Petrassi, il nome di Bettinelli è l’unico che rimandi ancora alla prima generazione del Novecento, quella anche di Dallapiccola e Scelsi, morti ormai da diversi anni.

2) R. Cresti, Intervista a Bruno Bettinelli, in "Piano time" n. 97, Roma, aprile 1991.

3) Due sono i CD Ricordi (CRMCD 1016 e 1026): il primo contiene il 4° Concerto per orchestra diretto da Aldo Ceccato con l’Orchestra della RAI di Milano, oltre alla Sonata per violino e pianoforte, allo Studio per orchestra e ai Tre pezzi, mentre il secondo presenta la Sinfonia breve con Bernstein alla direzione dell’Orchestra del Teatro La Fenice, oltre al Concerto n. 1 per pianoforte e orchestra diretto da Klecki con l’Orchestra della Scala e alle Varianti per orchestra dirette da Muti sempre con l’Orchestra della Scala. Sono due CD che raccolgono le composizioni orchestrali più importanti dirette e realizzate magnificamente, con la curiosità di sentire lo stesso Bettineli dirigere il suo Studio. Altri due sono i CD Rugginenti (ADD RUS 555084 e 555085) che presentano ben 19 brani, fra cui il Concerto per violino e quello per due pianoforti, le Strutture e il Corale Ostinato entrambe per orchestra, e la bellissima Cantata Sono una creatura su poesie di Ungaretti. Infine è da segnalare l’uscita del CD Sarx (SX 027-2) che propone una raccolta di opere corali, ben eseguite dal "Coro Jubilate" diretto da Paolo Alli. Il libro è quello di E. Gabellich, Linguaggio musicale di Bruno Bettinelli, Miano, Milano 1989.

4) B. Bettinelli, La composizione musicale, Rugginenti, Milano 1996.

5) G. Mercati, Bruno Bettinelli, Rugginenti, Milano 1998.

6) R. Cresti, Intervista a Bruno Bettinelli, op. cit.

7) Idem, Intervista a Bruno Bettinelli, op. cit.

8) B. Bettinelli, in Autoanalisi dei compositori italiani contemporanei, Pagano, Napoli 1992.

Renzo Cresti

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