George Crumb

Biografia

Nato da una famiglia di musicisti a Charleston in Virginia nel 1929, George Crumb ha studiato al Mason College of Music a Charleston, presso l’Università dell’Illinois e infine si è perfezionato con Boris Blacher alla Hochschule für Musik di Berlino e infine all’University of Michigan. La sua lunga e approfondita formazione gli ha permesso di intraprendere una brillante attività didattica: dalla teoria musicale, all’analisi, dal pianoforte alla composizione. Dal 1964-1965 è stato composer-in-residence al Buffalo Center for the Creative and Performing Arts; poi dal 1965 parte una lunga collaborazione con l’Università della Pennsylvania e la sua attività didattica continua fino al 1997. La sua produzione compositiva si rivolge soprattutto alla musica cameristica e vocale, tra cui spiccano i lavori dedicati a opere poetiche di Federico García Lorca e i vasti, originalissimi lavori pianistici. Crumb, che ha negli ultimi dieci anni rarefatto alquanto il suo lavoro compositivo, ha riconosciuto lungo la sua carriera influenze di Debussy, Mahler e Bartók. Crumb ha sposato Elizabeth May Brown nel 1949 e ha tre figli, tra cui Ann, versatile cantante.

Nel corso della sua carriera Crumb ha ricevuto svariati riconoscimenti da importanti istituzioni e fondazioni (Rockefeller, National Institute of Arts and Letters. Guggenheim). Ha vinto il premio Pulitzer Prize per Echoes of Time and the River nel 1968, l’UNESCO International Rostrum of Composers Award nel 1971, ecc.

Composizioni

1944? - Two Duos for flute and clarinet
1945? - Four Songs for voice, clarinet and piano
1945 - Four Pieces for violin and piano
1945 - Sonata for piano
1946 - Poem
1946 - Seven Songs for voice and piano
1947 - Gethsemane for small orchestra
1947 - Three Early Songs for voice and piano
1948 - Alleluja for unaccompanied chorus
1949 - Sonata for violin and piano
1950? - A Cycle of Greek Lyrics for voice and piano
1951 - Prelude and Toccata
1952 - String Trio
1952 - Three Pastoral Pieces for oboe and piano
1953 - Sonata for viola and piano
1954 - String Quartet
1955 - Diptych
1955 - Sonata for solo cello
1959 - Variazioni for large orchestra
1962 - Five Pieces for piano
1963 - Night Music I for soprano, piano/celeste, and two percussionists
1964 - Four Nocturnes (Night Music II) for violin and piano
1965 - Madrigals, Books I-II
1966 - Eleven Echoes of Autumn (Echoes I) for violin, alto flute, clarinet, and piano
1967 - Echoes of Time and the River (Echoes II) for orchestra
1968 - Songs, Drones, and Refrains of Death for baritone, electric guitar, electric double bass, amplified piano/amplified harpsichord, and two percussionists
1969 - Madrigals, Books III-IV
1969 - Night of the Four Moons for alto, alto flute/piccolo, banjo, electric cello, and percussion
1970 - Ancient Voices of Children for mezzo-soprano, boy soprano, oboe, mandolin, harp, amplified piano (and toy piano), and percussion (three players)
1970 - Black Angels (Images I) for electric string quartet
1971 - Lux Aeterna for soprano, bass flute/soprano recorder, sitar, and percussion (two players)
1971 - Vox Balaenae (Voice of the Whale) for electric flute, electric cello, and amplified piano
1972 - Makrokosmos, Volume I for amplified piano
1973 - Makrokosmos, Volume II for amplified piano
1974 - Music for a Summer Evening (Makrokosmos III) for two amplified pianos and percussion (two players).
1976 - Dream Sequence (Images II) for violin, cello, piano, percussion (one player), and off-stage glass harmonica (two players)
1977 - Star-Child for soprano, antiphonal children's voices, male speaking choir with handbells, and large orchestra
1979 - Apparition for soprano and amplified piano
1979 - Celestial Mechanics (Makrokosmos IV) for amplified piano (four hands)
1980 - A Little Suite for Christmas, A.D. 1979 for piano
1981 - Gnomic Variations for piano
1982 - Pastoral Drone for organ
1982 - Trio for Strings
1983 - Processional for piano
1984 - A Haunted Landscape
1984 - The Sleeper for soprano and piano
1986 - Federico's Little Songs for Children for soprano, flute/piccolo/alto flute/bass flute, and harp
1986 - An Idyll for the Misbegotten (Images III) for amplified flute and percussion (three players)
1988 - Zeitgeist (Tableaux Vivants) for two amplified pianos
1991 - Easter Dawning for carillon
1994 - Quest for guitar, soprano saxophone, harp, double bass, and percussion (two players)
1997 - Mundus Canis (A Dog's World) for guitar and percussion

George Crumb è una personalità davvero atipica nel panorama della musica americana, sebbene in fondo incarni perfettamente il crogiolo di culture degli Stati Uniti: gli è tipica infatti l’inclinazione a servirsi dei materiali (musicali e poetici) più disparati, nel contempo non soffocandone l’originaria natura e non lasciandoli allo stato di semplici citazioni. Lo stato di fusione dei vari materiali, il raggiungimento di una cifra stilistica assolutamente definita e riconoscibile, la coerenza stessa della ricerca lungo gli anni, fanno di Crumb un autore di primaria importanza. Il dato più sorprendente nell’affrontare la musica di questo estroso compositore americano è la sfrontatezza edonistica con cui si confina entro un tonalismo e una propensione alla melodia, compensata da una fantasia compositiva dai toni così sorprendentemente inediti, frutto di una esplorazione mai doma delle sonorità atipiche ottenibili dagli strumenti. In particolare sono giustamente celebri i lavori per quello che viene da lui stesso definito pianoforte esteso, un pianoforte scandagliato in maniera sistematica nelle più estrose e articolate tecniche esecutive, nei più profondi anfratti della sua datità materiale. Altro dato significativo della musica di Crumb è l’assoluta antiretoricità, sospesa tra coscienza affettiva per il passato musicale (spesso direttamente citato o trasfigurato) e soggettivizzazione del discorso musicale, mai abbandonato alla programmaticità di una forma precostituita o a impasti di raffinato artigianato musicale. Le partiture di Crumb sembrano seguire una processualità tipica del flusso di coscienza o talvolta sembrano porsi come specchio dei fenomeni naturali, di quelli cosmici in particolare, richiamati esplicitamente fin dal titoli dei brani. Se si può scorgere un velo di ingenuità in questi richiami a spazi siderali, è quella di una fanciullezza dello spirito, di quella immaturità che amava Witold Gombrowicz. Si può tessere l’elogio del reincantamento del mondo, talvolta anche con venature fiabesche, operato da Crumb, visto che gli esiti musicali sembrano il più delle volte portarlo al di là di una maestria, di una consapevolezza del gesto compositivo, reperendo una freschezza di toni che risulta convincente anche nei brani di più disarmante semplicità o in quelli maggiormente ieratici, misticheggianti.

La musica di Crumb consente una rapida familiarizzazione, anzi spesso garantisce un fascino immediato, dovuto soprattutto all’assaporamento delle continue invenzioni timbriche, alla mistione di toni, di accenti che sembrano provenire da terre musicali lontanissime. La musica di Crumb staglia i suoi mille colori su sfondi di cosmici silenzi, squarciati spesso da una voce iridescente, pronta a qualsiasi inflessione anche eterodossa. Se vi sono aspetti più discutibili, come una fascinazione tutta personale per la numerologia e i simbolismi, Crumb riscatta comunque ogni intellettualismo in una attenzione privilegiata per l’aspetto estesico, sensoriale della sua musica. Di qui, l’uso disinvolto dell’amplificazione degli strumenti come giusta preoccupazione che le proprie investigazioni sonore arrivino alla "pelle" degli ascoltatori. Non vi è forse, nel panorama della musica contemporanea, un compositore nel contempo così soggettivistico, incline a lasciarsi vagabondare nei più profondi sogni "musicali", e così capace di sedurre l’ascoltatore in una sciame di intense interferenze, episodicità, sorgenze, pulsazioni ostinate. Non si può parlare forse di surrealismo musicale perché è assente qualsiasi volontà di spiazzare o di assemblare in maniera kitsch le fonti citate; la modernità di Crumb è piuttosto legata a una negazione della trasparenza narrativa della musica verso una drammatizzazione della sua stessa enunciazione (in maniera diversa certo rispetto alla tragicità noniana e all’ironia di Kurtág). In Crumb ogni gesto sembra rimandare al gesto produttore, come in Pollock, disvelando un retroterra soggettivo dove si registrano continui avvicendamenti di "sbandate pulsionali" e "cadenze accorate" della mente. La figuralità inscritta nella relazione con lo strumento diviene catalogo di stati affettivi del soggetto e di stati fisici della materia, in un continuo gioco di scambi di forme e energie.

CD 1

AUDIOPHILE CLASSICS 1997 (APC 101.301-3cd)
Bojan Gorišek plays George Crumb
Makrokosmos I-IV – Five Pices – Little Suite 1979 – Gnomic Variations

Composizioni Esecuzioni Registrazione Edizione
***** **** **** ***

Si tratta di una delle migliori e più complete introduzioni alla musica per pianoforte di Crumb, opportunamente supportata da un giovane ed estroso pianista, decisamente a suo agio nelle peripezie esecutive richieste dai brani. Per questa ragione ci serviremo di questa edizione della Audiophile Classics, anche se non di facile reperibilità, per presentare il lavoro pianistico di Crumb, punta di diamante della sua produzione.

La registrazione è più che discreta, mentre il cofanetto risulta piuttosto scarno di note. Se non costituisce l’edizione completa delle opere di pianoforte di Crumb, non meno offre l’integrale dei suoi celebri Makrokosmos I-IV, che mettono talora in gioco due pianoforti, sezioni a sei mani, l’aggiunta di due percussionisti, oltre al costante uso dell’amplificazione. Inutile soffermarsi sul fatto che i primi due cicli sono dedicati ai segni zodiacali o indugiare sulle forme esoteriche che sottendono la costruzione dei brani (ognuno gioca come crede, ma rimane un fatto privato). Ciò che conta è che ci troviamo a che fare, nel 1972-73, con dei brani che sembrano aver assorbito tutta la lezione delle avanguardie, ma dove la metabolizzazione ha potuto sfociare in una libero uso degli stilemi, senza nessun soffocante cedimento a formalismi. Nel primo volume, per pianoforte amplificato solo, troviamo alcuni brani in cui forse l’estro crumbiano lambisce pericolosamente il kitsch a causa di un misticismo piuttosto triviale (si veda Scorpio), ma complessivamente ne esce un paesaggio di suoni vitalistico, uno stare nella musica fischiettando, prorompendo nei più diversi umori esecutivi, che sembra affacciare un rapporto empatico, di "carnali" corrispondenze tra esecutore e pianoforte. Talora Crumb indugia troppo in un alcuni gesti (il lento pettinare le corde del pianoforte di Libra), ma questa duratività è riscattata da momenti esplosivi e finisce per essere funzionale all’equilibrio dell’insieme. Si affaccia prepotentemente anche l’uso della citazione, che sembra dipanarsi come d’incanto dalle nebbie (Chopin, Berlioz).

I volumi seguenti dei Makrokosmos in fondo non fanno che seguire le linee portanti della prima raccolta, anche se il livello qualitativo sale. Nel secondo volume l’uso di fogli di carta sulle corde consente dei suoni attutiti e vibrazioni "sporche", i quali sembrano estendere la musica verso valori squisitamente tattili. L’istrionismo esecutivo del primo volume lascia spazio a sezioni più "suonate" (tradizionalmente), dove si affacciano accenti impressionistici alla Debussy, ma persino contatti con il pianismo di Messiaen. Tuttavia ci si imbatte in Virgo dove il furore espressivo e misticheggiante raggiunge vette di follia visionaria: il pianoforte diviene uno strumento alieno, capace di suoni mimetici dell’elettronica o pesantemente metallici.

Makrokosmos III ossia Music for a Summer Evening (1974) si serve del raddoppio del pianoforte e delle percussioni per aumentare le possibili stupefazioni sonore, la varietà dei timbri, la gassosità o la liquidità dei suoni. Gli assetti del discorso musicale crumbiano vanno da siderali silenzi squarciati di tanto intanto da suoni locali, a complessi paesaggi timbrici, a emergenze improvvise di episodi di cristallina chiarezza melodica. In questa terza raccolta il tono si fa più maturo, meno incline all’estrosità e più attento alla costruzione di eventi sonori che lasciano l’ascoltatore davanti a una meteorologia musicale dove si rincorrono sapidi i giochi di nuvole timbriche e di rasserenamenti melodici. L’ascoltatore percepisce influenze bartokiane, ma anche tangenze con lo Stockhausen di Mantra, e persino configurazioni familiari come certo incedere ritmico simile agli intermezzi strumentali dei Canti di prigionia. Dalla cesellatura fantasiosa si passa a esplosioni materiche di grande originalità come in The Advent. Music for a Summer Evening - senza dubbio uno dei capolavori crumbiani -, dove la diffrazione di toni (magico, sospensivo, solenne, lieve, ironico, ecc.) e la matericità dei suoni (ora nebulosi, ora quasi lignei) compongono quasi un film sonoro in cui scorrono reminescenze d’altri tempi e proiezioni in un futuro post-umano.

Makrokosmos IV (Celestial Mechanics – Cosmic Dances per pianoforte a quattro/sei mani) rimane su alti livelli qualitativi, anche se forse non aggiunge nulla di nuovo alle serie precedenti. Le trame melodiche, il tonalismo spiccato, gli accenti piuttosto incandescenti fanno di questo quarto libro il versante più bartokiano del repertorio del maestro americano. I quattro tempi sono dedicati ciascuno a una stella ed è come se di ognuna di esse fosse ritratta una sorta di disposizione passionale: ecco allora Beta Cygni segnare una inflessione calmissima, leggera, mentre Gamma Draconis esemplificare un’umoralità piena di spigoli, talvolta violenta, in ogni caso magmatica e senza capacità di contenimento.

Nel 1980 Crumb ritorna a comporre per pianoforte solo; Little suite for Christmas, A.D. 1979 si ispira agli affreschi giotteschi di Padova, denunciando apertamente una chiara ispirazione religiosa, che finisce per fornire delle tangenze ancor più marcate con il pianismo di Messiaen, tangenze dirette o comunque mediate via Debussy.

In questo brano l’apparizione improvvisa di melodie deliziose si fa più frequente, melodie che si affacciano nella loro semplicità religiosa, francescana, tenerissime e incantate (si veda lo straordinario Canticle of the Holy Night). Il pianoforte diviene una sorta di scatola magica dal quale estrarre qualsiasi suono, di qualsiasi estrazione culturale: inutile non pensare a Sonatas and Interludes di Cage. Non devono sorprendere questi paragoni, le rilevazioni di affinità stilistiche (per non parlare delle dirette citazioni): Crumb si offre davvero come una possibile sintesi dell’esperienza avanguardistica, un’esemplificazione di come essa possa servire come trampolino di lancio per una musica tutt’altro che intellettualistica.

Gnomic Variations (1981), sempre per piano solo, presenta delle sequenze molto oscure e accentate aritmicamente, alternate a variazioni sognanti, spettrali, oltre alle solite improvvise apparizioni melodiche. Il piano diviene un vero corpo, dove emergono da un’affettività della materia rispondenze calde e soffuse, altre glaciali, risonanze traslucide ed altre sorde. A ben guardare, i continui passaggi dalla tastiera al corpo interno del pianoforte, spesso di ardua realizzazione, finiscono per dare l’idea di un attante duale, di un accoppiamento dialogico corpo / mente. Al ventre, alle terre desolate sferzate dal vento del corpo-pianoforte, si contrappongono le arguzie o i canti accorati delle mente, che disegnano arpeggi sulla tastiera come un ballerina sulle punte delle dita.

La tecnica delle variazioni, la tradizionalità della forma compositiva riemerge talvolta in primo piano, facendo di Gnomic Variations un brano tra i più solidi di Crumb in quanto a struttura, anche se più convenzionale, soprattutto nelle sezioni centrali.

Il CD della Audiophile Classics consente anche di gettare uno sguardo sul Crumb degli anni Sessanta, con Five Pieces per pianoforte (1962). L’ascolto di questo brano è molto significativo, perché danno modo di comprendere come già un decennio prima dei Makrokosmos, Crumb sperimentava una eccezionale diffrazione timbrica grazie a una vasta gamma di tecniche esecutive elaborate per proprio conto. Emerge una maggiore vicinanza con gli stilemi seriali, denotati da una aforistica concisione, da attacchi secchi, da gesti preganti, decisi, scattanti, nervosi, da forti escursioni dinamiche. Le specialità di Crumb (nebulose e magnetizzazioni sonore, arcuate melodie incantate, pioggia di suoni di differente consistenza tattile) sono già presenti in tutte le loro sfaccettature, tanto da fare di questi Five Pieces, insieme a Makrokosmos III, i capolavori del pianismo crumbiano.

CD 2

BRIDGE 1996 (9069) 58:52 (DDD)
George Crumb. "Quest" première recording
Quest – Federico’s Little Songs for Children – Night Music I
David Starobin: chitarra / Susan Narucki: soprano / Speculum Musicae

Composizioni Esecuzioni Registrazione Edizione
**** ***** **** ***

Si tratta di una delle migliori edizioni della musica di Crumb, con interpreti specializzati e una registrazione di mirabile lucentezza. Anche la selezione dei brani attinge alla migliore produzione del compositore, offrendone un quadro che va dagli anni Sessanta all’ultimo decennio.

Quest per chitarra sola, sax soprano, arpa, contrabbasso e due percussionisti (1989-1994) è un lungo brano dai toni delicati, - dai colori "pastello" vorremo dire - dove il gusto timbrico, i climi notturni, i suoni-cometa e le accensioni melodiche sono summa del pensiero musicale di Crumb, pur sottraendone il carattere più estroso e sperimentale. Si tratta, in pratica, dell’ultima grande composizione che riempie un periodo – gli anni Novanta – in cui il catalogo crumbiano è oltremodo rarefatto. Non mancano delle quasi-autocitazioni, ma permane una sensazione di grande freschezza compositiva, una godibilità quasi immediata, per quanto oramai del tutto aproblematica.

Sono davvero deliziose le Federico’s Little Songs for Children per soprano, flauto e arpa (1986), ennesimo lavoro su testi di Garcia Lorca; che rappresentano un esito sagacemente "immaturo" delle arguzie vocali, spesso eterodosse, che le partiture crumbiane hanno sempre contemplato. Il Cd della Bridge consente infatti di confrontare questo tardo lavoro con Night Music I per soprano, piano (celesta) e due percussionisti (1963), brano capostipite delle partiture dedicate a Lorca. In questi lavori vocali possiamo sentire la "fantasia al lavoro" di Crumb, nella moltiplicazione di diversificazioni di tono, di ritmo, di timbro. La costruzione di figure distorte come da una "mano" pittorica d’infante sembra ricordare il Senecio o La macchina per cinguettare di Klee, piccoli quadri di disarmata, fragile poesia.

Rimarchevole è poi la prestazione vocale della duttile, intensa voce di Susan Narucki, così come la cristallina esecuzione dello Speculum Musicae.

CD 3

BRIDGE 1999 (9095) 54:15 (DDD)
George Crumb 70th Birthday Album
Star-Child – Mundus Canis – Three Early Songs
Susan Narucki: soprano / Thomas Conlin: direttore / David Starobin: guitar
Warsaw Boy’s Chor / The Warsaw Philarmonic & Choir
Ann Crumb: soprano / George Crumb: piano, percussioni

Composizioni Esecuzioni Registrazione Edizione
*** ***** **** ****

Star-Child (una parabola per soprano, voci bianche antifonari, coro parlato maschile e grande orchestra, 1977) è uno dei pochi lavori per vasto organico di Crumb ed è forse quello che registra più affinità con alcune radici "americane" della musica del Novecento: in primo luogo Ives (si veda a questo proposito la lunga parte iniziale con lunghi accordi di archi tenuti in sottofondo), e quindi Varèse (si veda il trattamento del coro nel II movimento simile a Equatorial). Il brano che supera i 35 minuti, è costituito da sette sezioni molto differenti nei toni, le quali dovrebbero descrivere programmaticamente un passaggio dall’informe e dalle tenebre alla luce del "creato". Malgrado le ardue sovrapposizioni ritmiche, con tempi anomali, il trattamento orchestrale palesa maggiormente il sottofondo "tradizionalista" di Crumb, nonché un certo schematismo compositivo rispetto alla libera fantasia dei brani cameristici. Alcune invenzioni timbrico-vocali, come nel sesto movimento, sono tuttavia molto pregevoli e nel complesso la partitura risulta non laterale al percorso crumbiano.

Ultima partitura redatta, Mundus Canis. Five Umoreques per chitarra e percussioni (1998), è una serie di ritratti molto personalizzati di cani che hanno attraversato la vita della famiglia Crumb. Ovvio il clima leggero e umoristico, ma non siamo certo vicino a un cartone animato "musicale". Le atmosfere e la loro sintassi meteorologica, fatta di rapidi cambi di clima, denotano la volontà di ritrovare sotto l’umorismo l’umore, una complessa variabilità dei toni affettivi dello stare al mondo, una caratterologia.

Infine, il Cd rende disponibile una delle prime composizioni giovanili del maestro di Charleston: Three Early Songs per voce e pianoforte (1947). A diciotto anni, Crumb era già un ispirato compositore di raffinate melodie; pur senza grandi ambizioni, queste tre songs, eseguite in famiglia (Crumb al pianoforte con sua figlia), risultano ancor oggi godibilissime.

La Bridge offre un Cd con esecuzioni praticamente perfette e che vedono tutte il coinvolgimento diretto del compositore, risultando quindi un vero punto di riferimento. Anche la cura dell’edizione e della registrazione è davvero pregevole.

CD 4

BRIDGE 1991 (9028) 62:59 (ADD/DDD)
George Crumb
Songs, Drones and Refrains of Death – Apparition – A Little Suite for Christmas, A.D. 1979
Speculum Musicae / David Starobin: electric guitar
Lambert Orkis: pianoforte / Sanford Sylvan: baritono
Jan DeGaetani: mezzosoprano / Gilbert Kalish: pianoforte

Composizioni Esecuzioni Registrazione Edizione
**** ***** *** ****

Songs, Drones and Refrains of Death per baritono, chitarra elettrica, contrabbasso elettrico, pianoforte elettrico e due percussionisti (1968) è uno dei migliori lavori vocali-cameristici dedicati alla poesia di Lorca. Prevalgono le sonorità cupe e i toni drammatici, la plastica adesione al semantismo interno ai testi poetici musicati riscattata da una forma raramente così precisa e articolata in Crumb. La rarefazione del materiale musicale consente locali accensioni, apparizioni/sparizioni nel campo di presenza dell’ascoltatore.

Non è un caso se troviamo intitolata Apparition la prima raccolta per voce e pianoforte; non giunge che come sanzione di un cardine estetico nell’opera di Crumb. Il ciclo costituisce un secondo asse di riflessione altamente religiosa sulla morte; il clima è cupo, intimistico, delicatissimo. I funambolismi esecutivi vengono quasi totalmente addomesticati a tocchi di raffinata introversione, di un suono che si dà con timore e parsimonia, almeno fino alla quinta sezione, dove si registra una sorta di ribellione-invocazione contro la morte, ma è una frattura episodica rispetto al clima elegiaco.

A Little Suite for Christmas, A.D. 1979 (1980) completa il trittico religioso dei brani crumbiani, dando una certa coesione all’edizione discografica. Del brano abbiamo gia parlato in CD1, ma vale rammentare come l’esecuzione, pur ottima, di Lambert Orkis sia leggermente meno spumeggiante di quella di Gorišek, soprattutto per l’uso dei pedali, ossia delle risonanze, della creazione di quelli che abbiamo chiamato suoni-cometa. La registrazione non è splendida, ma di discreta qualità, pur essendo del 1982.

CD 5

COL LEGNO 1994 (WWE31876) 54:25 (DDD)
George Crumb
Gnomic Variations – Processional – Ancient Voices of Children
Fuat Kent: pianoforte / Maria-Louise Bourbeau: mezzosoprano
Veronica Schaaf: boy soprano
Ensemble New Art

Composizioni Esecuzioni Registrazione Edizione
***** ***** ***** ***

Se è piuttosto estemporanea la riunione di questi tre brani in uno stesso CD, non meno ci troviamo di fronte a due esemplari lavori per pianoforte e ad uno dei massimi capolavori di Crumb, eseguiti tra l’altro in modo convincente e curatissimo. Ancient Voices of Children (1970) per soprano, boy-soprano, pianola-giocattolo, quattro strumenti e percussioni, sempre su testi di Lorca, vede la fantasia di Crumb totalmente scatenata, coinvolgendo anche l’impianto scenico dell’esecuzione: un soprano canta nella cassa del pianoforte, un altro fuori scena fino all’epilogo in cui raggiunge il proprio doppio, mentre nel frattempo è apparso un pianoforte giocattolo. È il brano che più sottolinea l’anti-intellettualismo del maestro americano, la sua capacità di fuoriuscire da qualsiasi retorica avanguardistica, di fornire un’atmosfera fiabesca al suo spazio musicale pieno di incontri con tradizioni extraoccidentali, etnico-popolari. Per il colorismo acceso e questa mistura indefinibile di timbri tra occidente e oriente, la partitura sembra ricordare i quadri "polinesiani" di Gauguin. La sintassi, molto libera, giustappone momenti drammatici ad altri quasi ritualistico-tribali, ma è la diffrazione infinita di toni a sorprendere maggiormente. Del resto, al pianoforte, all’arpa, all’oboe e al mandolino si affiancano armoniche a bocca, percussioni tibetane, giapponesi, africane, sonagli e quant’altro; il soprano si ritrova raddoppiato fuori scena da una voce femminile infantile che canta "amplificata" ingenuamente da un megafono di cartone. Infine, non mancano un folto gruppo di citazioni, soprattutto mahleriane e bachiane, ma anche il flamenco ed altra musica folclorica.

Processional (1983) per pianoforte è abbastanza dissimile dalla lunga genealogia pianistica crumbiana, dato che è giocato, soprattutto nella parte iniziale, da una concatenazione lunghissima di legati, dove si staglia solo di tanto in tanto qualche breve configurazione melodica, sempre come un preludio senza seguito. Non mancano sferzate di energia e qualche silenziosa rarefazione, ma dallo sfaldamento della catena processuale, rinascono le sue ceneri con nuovo vigore. Ma il fitto disegno finisce per trascolorare definitivamente, come in dissolvenza, nel silenzio.

Gnomic variations (1981), di cui abbiamo parlato già in CD1, dà la possibilità di ascoltare e di confrontare le qualità pianistiche di Fuat Kent, supportate da una registrazione di cristallina definizione.

CD 6

COL LEGNO 1999 (DDD)

George Crumb
Makrokosmos III – A Little Suite for Christmas, A.D. 1979 – Five Pieces
Fuat Kent: pianoforte / Peter Dugenhardt: pianoforte
Ensemble New Art

Composizioni Esecuzioni Registrazione Edizione
***** **** ***** ***

Ultimo uscito dei CD monografici dedicati a Crumb, non aggiunge nulla di inedito alla discografia del maestro americano, si limita a mettere insieme tre dei migliori lavori pianistici, ma per la facile reperibilità dei CD e per le eccellenti esecuzioni (si ascolti Dugenhardt nel V dei Five Pieces) e registrazioni si offre come un ottimo accesso all’opera pianistica crumbiana.

Con queste sei edizioni si completa questa introduzione a Crumb, mentre per gli altri Cd pubblicati rimandiamo alla discografia riportata qui di seguito.

Discografia

1999
- CRI 803: Ancient Voices of Children, Little Suite for Christmas, A.D. 1979, Dream Sequence (Images II), Three Early Songs

1998
- Gallo 962: Little Suite for Christmas, A.D. 1979
- Phoenix 137: Songs, Drones, and Refrains of Death

1997
- audite 97.455: Music for a Summer Evening (Makrokosmos III)
- Audiophile Classics 103301: Makrokosmos I, Makrokosmos II, Music for a Summer Evening (Makrokosmos III), Celestial Mechanics (Makrokosmos IV), Five Pieces for Piano
- Bridge Records 9071: Quest
- CRI 738: Federico's Little Songs for Children
- CRI 760: Night of the Four Moons
- Koch Schwann 364092-2: Makrokosmos I, Makrokosmos II
- Ongaku 024-104: Sonata for Solo Cello

1996
- Bridge Records 9069: Quest, Federico's Little Songs for Children, Night Music I
- CRI 723: Lux Aeterna
- GM Recordings 2031: Sonata for Solo Cello
- Jecklin Edition 705: Eleven Echoes of Autumn (Echoes I), Four Nocturnes (Night Music II), Vox Balaenae, Dream Sequence (Images II)
- KLB 9601: Sonata for Solo Cello
- Nonesuch 7559-79364: Night of the Four Moons
- Rene Gailly Records 87118: Black Angels

1995
- BIS 52: Five Pieces for Piano
- Cala Records 77001 : Black Angels
- Caprice Records 21450: Eleven Echoes of Autumn
- Centaur 2228: Sonata for Solo Cello
- Vienna Modern Masters 2014 : Processional
- Vox Box 5143: Black Angels
- Vox Box 5144: Night Music I

- 1994
- col legno WWE 1CD 31876: Gnomic Variations, Processional, Ancient Voices of Children
- Musiques Suisses 6091-2: Makrokosmos I, Makrokosmos II

1993
- Attacca Babel 9371/2: Five Pieces for Piano, Makrokosmos I, Makrokosmos II, Celestial Mechanics (Makrokosmos IV), A Little Suite for Christmas, A.D. 1979, Gnomic Variations, Processional
- Centaur 2152: Vox Balaenae (Voice of the Whale)
- Teldec 9031-76260: Black Angels

1992
- BIS 25: Sonata for Solo Cello
- Globe 5089: Sonata for Solo Cello
- Mode Records 19: Celestial Mechanics (Makrokosmos IV), Zeitgeist (Tableaux Vivants)

1991
- Bridge Records 9003: Little Suite for Christmas, A.D. 1979
- Bridge Records 9006: Apparition
- Bridge Records 9028: Songs, Drones, and Refrains of Death, A Little Suite for Christmas, A.D. 1979, Apparition
- Centaur 2080 : Makrokosmos II, A Little Suite for Christmas, A.D. 1979, Processional
- Deutsche Grammophon 431 813-2 : Sonata for Solo Violoncello

1990
- Centaur 2050 : Five Pieces for Piano, Makrokosmos I, Gnomic Variations
- Elektra Nonesuch 7559-79242-2 : Black Angels

1988
- Elektra Nonesuch 9-79178-2 : The Sleeper
- Mode Records 15 : Five Pieces for Piano

1987
- New World Records 357-2 : An Idyll for the Misbegotten, Vox Balaenae (Voice of the Whale), Madrigals (Books I-IV)

1985
- BIS 261 : Madrigals (Books I-IV), Music for a Summer Evening (Makrokosmos III)
- New World Records 326-2 : A Haunted Landscape

Pierluigi Basso Fossali

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