Omaggio a Luigi Nono

«Venezia è un multiverso acustico assolutamente contrario al sistema egemone di trasmissione e di ascolto del suono a cui siamo abituati da secoli. Ma la vita quotidiana, nella sua dimensione più "naturale", conserva possibilità contraddicenti la nostra percezione più consapevole, la quale ha scelto soltanto alcune dimensioni fondamentali trascurando tutte le altre. Epperò ciò significa anche che, mentre si va all’opera o al concerto idolatrato quelle uniche condizioni e dimensioni di ascolto, nello stesso tempo naturalmente si continua l’esperienza di quest’altro multiverso…Si tratta allora quasi di un’urgenza di risveglio a questa maggiore ricchezza "naturale"».
Luigi Nono
Da Verso Prometeo. Conversazione tra Luigi Nono e Massimo Cacciari raccolta da Michele Bertaggia, in L. Nono, Verso Prometeo, a cura di M.Cacciari, Ricordi, Milano, 1984, p.30

Le vicende umane ed artistiche, che accompagnarono l’esistenza di Luigi Nono, hanno tracciato cammini differenti in cui sono confluite suggestioni ed esperienze di varia natura. Per questo la poetica del compositore veneziano deve essere considerata un unicum nel panorama della musica del secondo dopo guerra, poiché la sua figura non può ritenersi né quella di un caposcuola né parte di una specifica corrente. È vero che egli frequentò attivamente i Ferienkurse di Darmstadt, ma è anche vero che fu il compositore della sua generazione che seppe meglio di chiunque altro conciliare le eredità "spirituale" di Webern e di Schoenberg con quelle della "nuova musica", interpretandole in maniera differente rispetto agli altri protagonisti delle neo avanguardie. In un periodo in cui dominava il serialismo integrale ed il culto di Webern, Nono seppe raccogliere il messaggio etico schoenberghiano che costituì sempre una delle strade principali con cui disegnò i suoi possibili cammini. Nell’opera di Nono questo fondamento etico è anche ontologico e ne contraddistinse il conflitto con lo stesso ambiente di Darmstadt: il differente rapporto con la tradizione, con la tecnica compositiva e con l’uso delle tecnologie ha fatto giustamente parlare di un "umanesimo noniano". In linea con i dettami della filosofia marxiana, egli pose l’azione politica e l’espressione artistica come fini dello scrivere musica. Come ha sottolineato Gianmario Borio, la peculiarità del modo di comporre di Nono risiede nel far precedere e prevalere "l’idea dell’opera" rispetto alla sua stessa realizzazione secondo un atteggiamento che notiamo essere assai vicino alla denuncia sollevata da Theodor Wiesengrund Adorno quando indicava nel "feticismo del materiale" uno dei pericoli maggiori per l’avanguardia musicale del secondo dopoguerra. Questa ricerca di una qualità linguistica, cioè di un significato, si contrappone ad una pura impostazione quantitativa e sintattica fruibile con la cognizione e non percepibile affettivamente.

Questo recupero della dimensione affettiva viene realizzata attraverso la scelta di non razionalizzare per intero gli elementi della composizione, così come era la prassi del serialismo integrale. Il ruolo attribuito a ciò che non è numericamente calcolabile e a ciò che sfugge alla razionalizzazione, consente alla musica di Nono di ripristinare il valore soggettivo del momento dell’ascolto. Si tratta di un’esperienza che, proprio per il ruolo che l’atto compositivo riserva all’indeterminatezza, diviene apertura a molteplici possibilità di ascolto. Questa attenzione al fattore acustico, e quindi all’accadimento musicale, ha significato per Nono anche una ricerca sul suono, sulla sua percezione e sul suo propagarsi nello spazio; in questa direzione è opportuno sottolineare che il compositore veneziano ha messo in atto una dialettica aperta tra frammentazione e continuità del suono nello spazio, il che ha permesso di recuperare l’elemento naturale della fruizione della musica andato perduto nei secoli passati attraverso una prospettiva che dava rilievo a un unico centro da cui si irradiava il suono. L’idea di "naturalità" recuperata da Nono deriva direttamente dal suo umanesimo, dalla sua volontà di lasciare aperti vari cammini di esecuzione e di ascolto possibili dove esecutore e ascoltatore siano entrambi protagonisti della costruzione dell’opera musicale all’interno di un ambiente comune e condiviso. Questo insegnamento di Nono travalica i confini della musica e costituisce una sfida valida anche a dieci anni dalla sua scomparsa sia per l’arte sia per la comunicazione in genere. Se il Novecento ci ha fornito gli strumenti tecnici e conoscitivi per capire la sintassi dei linguaggi, la musica di Luigi Nono ha aperto le porte per una ricerca che nel XXI secolo dovrà condurre ad un recupero del significato e alle molteplici possibilità della sua comprensione.

Stefania Navacchia

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