BERIO Luciano

Un ricordo al futuro. Lezioni americane

EINAUDI
2006
pp.114

Un ricordo al futuro. Lezione americane, pubblicato da Einaudi, che raccoglie le sei conferenze che Luciano Berio tenne nell’anno accademico 1993-94 alla Harward University come titolare della cattedra poetica "Charles Eliot Noton", è sicuramente una delle più interessanti pubblicazioni dell’inizio del 2006.

Dal 1925 artisti ed esperti d’arte sono, come è noto, chiamati a svolgere sei lezioni presso l’università di Cambridge. I due precedenti relatori, la cui presenza è molto forte nel libro, sono Umberto Eco, che fu ad Haward nella primavera del 1993, ed Italo Calvino, morto nel 1985, prima di poter leggere le sue lezioni. Queste due figure hanno assunto un rilievo particolare nel percorso artistico di Berio. La presenza di Calvino si avverte fin dal titolo, non solo perché Lezioni americane è il nome del famoso libro che raccoglie le conferenze dello scrittore ligure, ma soprattutto perché Ricordo al futuro è l’ultimo verso pronunciato dal protagonista dell’opera Un re in ascolto, opera che Berio scrisse nel 1984 proprio sul testo di Calvino.

Il problema del tempo corre lungo i sei saggi del compositore e ne costituisce l’elemento unificatore: il libro propone una metodologia volta a un ripensamento del passato che non mira a negarlo ma a superarlo e guardare al futuro. In quest’ottica si colloca l’importanza che Berio dedica alla trascrizione, pratica che egli ha più volte utilizzato, come forma più valida per comprendere un opera musicale. Un compositore, nel momento in cui rielabora brani di altri, si pone quindi in un punto di vista privilegiato rispetto alle varie forme di analisi che spesso sezionano senza riuscire ad afferrare la complessità. Berio così guarda con "sospetto" a tutte quelle forme di studio, di critica o di interpretazione che non riescono ad evidenziare elementi come l’evoluzione del processo compositivo o il suo rapporto con la storia. Proprio di qui parte il confronto con Eco. Nell’ultima lezione, Poetica dell’analisi, Berio muove una severa critica alla semiotica musicale a cui imputa di cristallizzare l’opera nel testo invece di considerarla nella sua interazione con l’ascoltatore: si rinuncia così ad una visione di ampio respiro.

Tuttavia il compositore rintraccia un valido strumento speculativo in uno dei primi lavori di Eco: Opera aperta. La dialettica tra libertà e strutturazione è la chiave per capire la musica di oggi. La prospettiva delineata dal saggio di Eco del 1962 consente a Berio, nella lezione O alter Duftt, di spiegare o di riconsiderare alcune tematiche fondamentale del Novecento come il rapporto tra serialismo ed alea.

Lo stesso libro che stiamo presentando è "un’opera aperta" piena di rimandi tra una conferenza e l’altra: come in un ipertesto si possono intraprendere diversi percorsi di interpretazione. Nel nostro piccolo, ne abbiamo proposto uno: lasciamo però al lettore il piacere di scoprire il suo.

Stefania Navacchia

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