Nono, Luigi,
Risonanze erranti. Liederzyklus a Massimo Cacciari
SHIIIN
shiiin eln1
1 CD
79’14’’

Ensemble Prometeo:
Katarzyna Otczyk, contralto;
Mario Caroli, flauto;
Gianluigi Paganelli, tuba;
Flavio Tanzi, Aurelio Scudetti, Pietro Pompei, Alberto Toccaceli, Sara De Cicco, Pedro Perini, percussioni;
Marco Angius, direttore;
Luca Richelli, live electronics;
Alvise Vidolin, regia del suono Parma, Teatro Farnese, 5.10.2014, Traiettorie 2014 XXIV Rassegna Internazionale Di Musica Moderna e Contemporanea

Susanne Otto, contralto;
Roberto Fabbriciani, flauto basso, ottavino;
Giancarlo Schiafni, tuba;
Carlos Beresi, Konrad Graf, Richard Lepetit, Isao Nakamura, RüDiger Pawassar, Gregory Riffel, percussioni;
Friedrich Goldmann, direttore musicale, EXPERIMENTALSTUDIO der HSS des SWF, live electronics;
Luigi Nono, Hans-Peter Haller, regia del suono
Paris, Théàtre National De Chaillot, 8.10.1987, Festival d’Automne

Il problema dell’interpretazione è centrale per la musica e lo è ancora di più per l’opera di Luigi Nono. Il concetto di “erranza”, così importante nella poetica del compositore veneziano, è pregnante anche per capire la vita di un’opera musicale, la cui esistenza acquista senso solo andando oltre il testo. Guardata in questa prospettiva non appare “assurda” la pubblicazione di un SACD per l’etichetta SHIIIN contenente due esecuzioni di Risonanze erranti. Liederzyklus a Massimo Cacciari che Luigi Nono scrisse tra il 1985 ed il 1987. La prima di esse (seconda in ordine di traccia) è quella che viene detta una “versione storica”, registrata l’8 ottobre 1987 al Théâtre National De Chaillot di Parigi durante il “Festival d’Automne”. Lo stesso compositore veneziano curò la regia del suono insieme ad Hans-Peter Haller. L’esecuzione vocale e strumentale era affidata a quelli che vengono definiti “interpreti storici”, con cui cioè Nono ha sperimentato quelle tecniche di produzione del suono utilizzate in questa come in altre opere degli anni Ottanta: ci riferiamo in particolare al contralto Susanne Otto, a Roberto Fabbriciani, (flauto basso ed ottavino) ed a Giancarlo Schiaffini (tuba). L’altra registrazione è stata effettuata il 5 ottobre 2014 al Teatro Farnese di Parma nell’ambito di “Traiettorie 2014 XXIV Rassegna Internazionale di Musica Moderna e Contemporanea”: Marco Angius era alla guida dell’Ensemble Prometeo ed Alvise Vidolin curava la regia del suono.

Come si legge nelle note di copertina il processo compositivo di Risonanze erranti non terminò con la prima esecuzione: fondamentale per Nono era l’accadere musicale, con cui la scrittura doveva continuamente interagire. In questa prospettiva diviene fondamentale lo spazio in quanto elemento che determina il suono, il suo cammino e conseguentemente l’ascolto: come sottolineava ad esempio lo stesso Vidolin in una recente conferenza relativa a Prometeo, l’esecuzione della musica noniana deve necessariamente tenere conto della sala in cui essa avviene, soprattutto per quanto riguarda il live electronics. Di qui nascono non pochi problemi per l’attuale interpretazione delle opere composte dal musicista veneziano: da un lato, ad esempio, esse sembrano essere state concepite per “quegli” interpreti e per “quegli” spazi, dall’altro l’indeterminatezza della loro scrittura richiede con forza che esse continuino a vivere oltre la partitura ed in altri contesti, che tuttavia siano consapevoli di questa storia interpretativa. Ecco allora che la scelta di presentare nel cd due esecuzioni della medesima opera è pienamente giustificata dalla poetica di Nono e dalla necessità di affermare la “presenza storica” della musica attraverso il continuo confronto col passato.

La registrazione parigina non può essere considerata un canone da imitare, né tanto meno da riprodurre, ma una delle prime tappe di un “infinito cammino possibile” che l’interpretazione sta compiendo confrontandosi con questa partitura. Dai due ascolti proposti da questo SACD si percepisce una continuità nel cambiamento. Vidolin è la congiunzione tra passato e presente che permette alle risonanze di proseguire il loro errare: collaboratore di Nono negli anni ’80, in occasione di “Traiettorie 2014” egli ha potuto utilizzare lo spazio del Teatro Farnese, la cui struttura in legno ricorda l’arca che Renzo Piano ideò per Prometeo e che appare particolarmente adatta ad ascolti non frontali. Si avverte in questa “nuova” registrazione una regia del suono molto incisiva, che accoglie l’eredità del 1987 soprattutto per quanto riguarda l’esasperazione del riverbero. L’utilizzo dei formati audio 5 + 1 consente a chi ha adeguati impianti per la riproduzione di ottenere, almeno in parte, gli effetti del cammino del suono nello spazio voluto dall’autore. Di diverso background, Angius ha saputo invece fare proprie alcune tendenze tipiche dell’ultimo Nono, integrandole con altre istanze. Se infatti, come voleva il compositore veneziano, si può a volte ascoltare una fusione timbrica della voce e dei fiati, soprattutto nei pianissimi, in altri momenti, come la parte del flauto circa a 15’, l’esecuzione parmense sembra accentuare la particolarità di questa pagina rispetto alla consueta scrittura noniana per questo strumento. Si avverte qui, ad esempio, il grande studio che Angius ha compiuto sulla musica di Salvatore Sciarrino e che in questo caso ha trasmesso all’Ensemble Prometeo ed a Mario Caroli. Dove la versione parigina lavora più sull’impalpabilità del suono e sulla non riconoscibilità del segnale, quella di Parma accentua la denuncia di una “voce disperata” e dunque evidenzia gli aspetti della partitura capaci di esprimere la drammaticità dei nostri tempi.

È questo il primo volume di un’iniziativa voluta dall’Archivio Luigi Nono e rappresenta pienamente lo spirito che da oltre vent’anni guida la sua attività: questo SACD infatti vuole conciliare la ricerca con la diffusione della musica di Nono. Ne è un esempio l’ampio saggio introduttivo di Marinella Ramazzotti che, anche attraverso alcuni schizzi dell’autore, ripercorre il processo compositivo e mette in luce la poetica noniana in Risonanze erranti. Questo favorisce quell’”ascolto attivo” di cui parla Vidolin in un altro contributo contenuto nel libretto, che, insieme all’articolo di Angius, parla del punto di vista interpretativo. La stessa performance parmense si è basata sull’edizione critica della partitura che Ricordi aveva pubblicato l’anno precedente. Si tratta dunque di un SACD che cerca di mettere in dialogo la musicologia, la prassi esecutiva e l'ascolto, tre mondi troppo spesso separati, la cui relazione è invece necessaria per permettere alla produzione musicale, non solo noniana, di continuare la sua “erranza”.

Stefania Navacchia

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