GERSHWIN George
Rapsodia in blu,
Suite sinfonica da Catfish Row,
Concerto in Fa,
Rialto Ripples
Stefano Bollani, pf.
Gewandhaus Orchester
Riccardo Chailly dir.

DECCA
476 392 2
1 CD
73’37’’

Uno dei “successi” discografici degli ultimi mesi è certamente la Rapsodia in blu, la Suite sinfonica da Catfish Row, il Concerto in Fa e Rialto Ripples di George Gershwin eseguita dal pianista Stefano Bollani e da Riccardo Chailly alla guida della del Gewandhaus Orchester di Lipsia e pubblicato dalla DECCA. Si tratta di un successo insolito per il mondo della musica classica, dovuto alla “facilità” del linguaggio musicale di Gershwin, alla popolarità della Rapsodia in blu ed alla presenza di un “corpo estraneo” come Bollani.

Se ogni forma espressiva amplifica un aspetto dell’Arte, la musica, per il suo dispiegarsi nel tempo, indaga e ci fa indagare il divenire, il cambiamento che può avvenire solo dall’incontro e con il dialogo con l’altro. E questo cd è un incontro con tanto di saluti finali che Chailly e Bollani si scambiano durante Rialto Ripples. Si tratta di un incontro tra due mondi, capaci di mettersi in discussione e dialogare che trova in Gershwin un paesaggio molto adeguato per il suo eclettismo e per il suo essere tra classico e jazz. Questa vocazione “al confine” porta i due interpreti ad “esagerare” le caratteristiche del mondo dell’altro senza per questo rinnegare la propria identità: così ad esempio Chailly esaspera gli aspetti ironici della partitura guardando sotto questa luce anche i passaggi solitamente letti in maniera più romantica, prospettiva ottenuta anche grazie a una forte caratterizzazione timbrica. Dobbiamo ricordare che in questa incisione è stata utilizzata la versione della Rapsodia in blu che fu strumentata per jazz band da Ferde Grofé e nella cui esecuzione la Gewandhaus Orchester dimostra grande duttilità. Il fraseggio voluto dal direttore è molto asciutto, espressivo e lontano da ogni sentimentalismo, come si può ascoltare nel celebre tema di “Summertime” in Catfish Row. Il complesso lavoro svolto da Chailly sulle sonorità si integra molto bene con quello di Bollani che utilizza dinamiche e colori più vicini alla sensibilità classica che a quella jazz. Inoltre il pianista mette in evidenza la complessità ritmica voluta da Gershwin, pur suonando prevalentemente a tempo e concedendosi solo pochi momenti di improvvisazione. L’esecuzione si muove “al confine” tra libertà e rigore: chiarissima risulta, ad esempio nella Rapsodia in blu, la derivazione dei temi lungo le loro trasformazioni. Ne consegue una grande nitidezza formale, pur nella morbidezza e nella scorrevolezza del fraseggio, da cui nasce il dialogo tra il pianoforte e l’orchestra. Si avverte un’unità di intenti nella differenziazione timbrica e dinamica che evidenzia, come nel caso del Concerto in fa, il senso delle forme che Gershwin ereditò dal classicismo e dal romanticismo. Anche l’accento sulla varietà ritmica contribuisce a chiarire la struttura delle opere ed il modo in cui l’autore guardava al jazz, al blues e al ragtime.

Il dialogo tra gli interpreti, pertanto, chiarisce aspetti salienti dello stile di Gershwin, e, al contempo e più semplicemente, rendono gradevole l’ascolto del cd, senza pretese.

Stefania Navacchia

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