CHOPIN Frédéric
Ballata n.1, op.23; Studio op.10 n.4; Mazurche, op.41 nn.4, 1; op.24 n.2; op.63 n.2; op.33 n.2; op.59; Notturni op.15 n.1; op.55 n.2; Sonata n.3 op.58
Martha Argerich, pianoforte
DEUTSCHE GRAMMOPHON
4777557
1 CD
64’24"

Le ricorrenze servono anche, e forse soprattutto, a riflettere su una storia, ad esempio quella dell’interpretazione musicale: fra i vari CD pubblicati per il bicentenario della nascita di Frédéric Chopin ci sembra interessante soffermaci su una novità della Deutsche Grammophon che raccoglie una serie di registrazioni inedite di Martha Argerich che comprende la Ballata n. 1 in sol minore op.26, il quarto degli Studi op.10 in do# minore, otto mazurche (op. 41 n. 4 in do# minore e n.1 in mi minore, op.24 n.1 in do maggiore, op.62 n.2 in fa minore, op.33 n.2 in re maggiore e le tre dell’op.59), due notturni (op.15 n.1 in fa maggiore e op.55 in mi bemolle minore) e la Sonata n. 3 si minore. Le registrazioni furono effettuate alla radio di Berlino e di Colonia nel 1959 e nel 1967.

Si tratta dunque di esecuzioni giovanili, in cui riconosciamo già i tratti tipici dello stile della pianista argentina, che vinse il concorso Chopin nel 1965: colpisce la sua capacità di "lavorare" con il suono, nella piena consapevolezza che esso è l’essenza dell’arte musicale. Se il pianismo vigoroso di Martha Argerich appare atletico ed esteriore, esso in realtà agisce sul suono che è la parte al contempo più esterna e più interna della musica, cioè la materia attraverso cui essa si manifesta. Il suono della pianista prende forma con estrema naturalezza dando a sua volta forma alla composizione, come risulta chiaro dall’ascolto del Notturno op. 15 n.1 in cui il cambiamento timbrico e dinamico della parte con fuoco crea un magma sonoro da cui nasce la nuova melodia e rende chiara l’organizzazione dell’opera ed il suo significato emotivo. Si tratta di una materia strutturata e strutturante capace di imprimere alla musica quell’autentica espressività che nasce dall'interno e di trovare autonomamente il proprio tempo, non quello regolare del metronomo e dell’orologio, ma quello fluttuante delle emozioni e della coscienza. Le variazioni di agogica realizzate da Martha Argerich non sono effetti esteriori, retaggi del pianismo romantico, ma necessità interne del flusso musicale, del suo farsi discorso come si può ascoltare nell’incipit della Prima Ballata. La figura di Chopin tracciata da Martha Argerich non corrisponde ad un musicista né salottiero né malinconico né che esplora nuove strade armoniche, ma un compositore capace di dare alla materia un valenza strutturale ed espressiva. Così nella Terza Sonata le melodie acquistano incredibile nitidezza e plasticità. Il suono della pianista argentina è al contempo morbido e asciutto e, in quanto unica ed autentica fonte di espressione, si declina in innumerevoli colori e dinamiche grazie anche ad un abbondante ma sapientissimo uso del pedale, attraverso cui la materia trova molteplici risonanze (si ascolti ad esempio l’attacco del Largo). Il pianoforte diviene il centro propagatore da cui il suono si irradia.

Purtroppo la scarsa qualità delle registrazioni non rende pianamente ragione del "lavoro" compiuto da Martha Argerich, ma testimoniano come già la pianista imprimesse alle sue prime esecuzioni quella energia in grado di rinnovare l’interpretazione chopiniana.

Stefania Navacchia

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