HAYDN Joseph
Die Schöpfung (The Creation - La Creazione)
Julia Kleiter
Maximilian Schmitt
Johannes Weisser
RIAS Kammerchor
Freiburger Barockorchester
René Jacobs
HARMONIA MUNDI FRANCE
HMC 992039.40
2 CD

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Stiamo seguendo ormai da anni, e con attenzione, il lavoro di René Jacobs sul settecento musicale. Ci siamo occupati del suo approccio al teatro di Mozart innanzitutto, poi di Händel, Bach, Alessandro Scarlatti, Telemann, Gluck e Haydn. All’inizio disorientati, ma in modo stimolante, dalle sue interpretazioni estranee alle consuetudini e lontane dalle convenzioni abbiamo poi continuato a seguire la sua ricostruzione, o rifondazione, del repertorio musicale settecentesco con sempre maggiore ammirazione, trovandoci ogni volta di fronte ad una svolta significativa. Così è stato per la trilogia Mozart/Da Ponte, ripensata sulla parola e sulla dinamica teatrale, per il Gluck "sconquassato" di Orfeo ed Euridice, per un Idomeneo di categoria talmente superiore rispetto alla tradizione da apparirci quasi un’altra opera. E’ difficile individuare un filone intepretativo comune a tutte le opere, a parte il lavoro sulla parola e la simbiosi orchestra/testo. E’ certo però che il settecento di Jacobs ci appare di una modernità sorprendente, ricco di forza e di colore, di immagini e di scoperte, di pensiero e di cambiamento, capace di mostrare come la musica riesca a comunicare il sentimento del tempo con minime mediazioni e sovrastrutture.

Haydn è particolarmente nelle corde di Jacobs, come abbiamo potuto constatare attraverso la sua strepitosa edizione dell’oratorio Die Jahreszeiten. La capacità, così tipicamente haydiniana, di evocare scene della natura, paesaggi, animali , o il desiderio di trovare un riferimento concreto alle proprie composizioni, basti pensare alle sue sinfonie con nome, si incontra, nell’oratorio Die Schöpfung, con l’attitudine a ricreare immagini di esattezza quasi cinematografica da parte di Jacobs. La sua evocazione della luce, all’inizio dell’oratorio, ci porta con la mente alle scene più suggestive di 2001: Odissea nello spazio, o a certe foto della linea giorno/notte scattate dai satelliti. Jacobs prepara l’esplosione della luce con il recitativo di Raphael, il bravissimo Johannes Weisser, sospeso sul vuoto, su un’oscurità piena di attese. Anche l’attacco del coro, il mai abbastanza lodato Rias Kammerchor, è impercettibile, viene direttamente dal futuro. Poi cresce, sempre più vicino, fino ad esplodere con un pieno d’orchestra fragoroso, magnifico, un manifesto di intenti, una gioia incontenibile, come dopo aver temuto per un tempo infinito che la luce non venisse mai. Del resto tutta questa Schöpfung, è all’insegna della felicità, una maestosa colonna sonora per un immaginario documentario sulla nascita dell’universo. Benchè il libretto sia imbevuto di sublime, l’effetto è al contrario di una descrizione quasi scientifica della natura, benchè quella mitica delle origini.

Jacobs sembra voler evidenziare orchestra e coro rispetto ai solisti, cercando comunque un equilibrio, non facile da trovare, tra i colossali numeri di insieme e le arie, duetti e terzetti. In questo senso tende ad accrescere il peso sonoro dei numeri solistici, liberandoli da quella astratta leggerezza che, nelle interpretazioni di "tradizione" le rendeva quasi dei corpi estranei. Ad esempio il famoso duetto Eva/Adamo all’inizio della terza parte è tutt’altro che idilliaco e sognante, ma molto legato alla terra. Ne esce una Schöpfung di rara forza, di magistrale profondità (parla di Dio ma è quanto mai illuministica), di disarmante immediatezza. Tutto questo è reso possibile, oltre che dalla sensibilità storica di René Jacobs, anche dalla Freiburger Barockorchester, capace di urlare e di sussurrare, di respirare e esultare non meno che dell’abituale partner, il Rias Kammerchor, con cui forma ormai un connubio perfetto.

Daniela Goldoni

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