HANDEL Georg Friedrich
Teseo
Franko Fagioli, Teseo
Helene Schneiderman, Medea
Jutta Böhnert, Agilea
Kai Wessel, Egeo
Matthias Rexroth, Arcane
Olga Polyakova, Clizia
Staatsorchester Stuttgart
Konrad Junghänel
CARUS
CV 83437
3 CD

Il rinnovamento del repertorio discografiaco händeliano, legato al duecentocinquantesimo anniversario della morte, ha interessato anche l’opera Teseo, la cui discografia era ferma ad un vecchio ERATO diretto da Marc Minkowsky. Seconda opera composta da Händel per Londra, dopo Rinaldo e il Pastor Fido, Teseo riprende il filone "magico" iniziato proprio con Rinaldo, e che continuerà con altre tre opere, Amadigi, Orlando e Alcina. L’elemento magico è rappresentato dal personaggio di Medea, dotata di poteri soprannaturali, protagonista nel finale di una spettacolare chiamata degli inferi alla guida di un carro trainato da dragoni che porterà all’incendio del palazzo degli incanti. Grande scena che permetteva a Händel di scatenare l’orchestra e agli scenografi di evocare il terrore, per la gioia degli spettatori londinesi.

In realtà Teseo ebbe un successo moderato (diciassette repliche) e in seguito non venne più riproposto da Händel. Il compact della Carus propone la registrazione di una produzione dal vivo della Staatsoper di Stoccarda, del maggio 2009. Konrad Junghänel, per una volta lontano dal suo Cantus Cölln, dirige la Staatsorchester di Stoccarda, fornendo l’unica prova veramente convincente di questa edizione. Il ruolo dell’orchestra nel Teseo è infatti tutt’altro che accessorio: introduce le arie, le accompagna, sostiene i duetti, anima gli intermezzi, introduce l’opera con una brillante ouverture. Junghänel muove l’orchestra con vivacità, tempi agili e suono leggero. Le introduzioni e gli accompagnamenti alle arie sono interpretati con sensibilità, gusto timbrico, valorizzazione degli strumenti concertanti che sortiscono una bella varietà di effetti e intenzioni. Purtroppo in questo lavoro di ricerca di colori e sfumature non è sostenuto dai cantanti, nella migliore delle ipotesi corretti e distanti, nella peggiore inadeguati per doti vocali e stilistiche, tutti comunque accomunati da una dizione incomprensibile. E’ difficile sostenere una intera opera di Händel con un cast vocale così carente, per il numero infinito di arie le cui difficoltà tecniche richiedono interpreti in grado di non farsi intimidire dai continui ostacoli per potersi dedicare anche alla comunicazione degli "affetti". Alcuni momenti riusciti non sono sufficienti, a nostro parere, a giustificare un secondo ascolto dell’opera, nonostante l’occasione offerta dal direttore di una rilettura potenzialmente ricca di fantasia.

Daniela Goldoni

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