MOLTER Johann Melchior (1696 - 1765)
Sonata grossa,
orchestral works
Main-Barockorchester Frankfurt
Martin Jopp
AEOLUS
AE 10037
1 CD
78 min.

Johann Melchior Molter nacque ad Eisenach undici anni dopo Johann Sebastian Bach. Il padre, organista, impartì al figlio quella la solida formazione contrappuntistica che era quasi un corredo genetico per i musicisti della Germania centro-settentrionale. Entrato molto presto a servizio nell’orchestra di corte della città natale, fu introdotto dallo stesso Telemann alle finezze del gusto francese ed ebbe modo di confrontarsi con quelle sonorità italiane che stavano ormai prendendo il sopravvento nei paesi di lingua tedesca. La promettente carriera di Molter trovò l’appoggio decisivo del Margravio di Baden, Carl Wilhelm, che, con interessata lungimiranza, finanziò al giovane compositore un soggiorno di due anni in Italia. Venezia e Roma furono i due centri musicali toccati da Molter; è probabile che nella città lagunare abbia ascoltato e incontrato personalmente Vivaldi, Alessandro e Benedetto Marcello. Rientrato nel 1722 a Baden, ricevette immediatamente la nomina a Kappelmeister, titolo che conserverà, salvo brevi interruzioni, per il resto della vita. Un altro viaggio in Italia lo porterà, nel 1737, fino a Napoli, mettendolo a diretto contatto con lo stile musicale in quel momento più innovativo in Europa.

A differenza del Kantor di Lipsia, Molter si dimostrò sempre in grado di "aggiornare" la sua musica alle tendenze più in voga nelle corti tedesche. In alcune sue pagine si può cogliere la coesistenza dei due linguaggi: quello ormai perfetto e autoreferenziale del tardo barocco e le sperimentazioni pre-classiche.

Il disco presenta in ordine quasi cronologico le tappe del percorso stilistico di Molter: si inizia con una giovanile Ouverture, seguita da un paio di brillanti concerti e un’insolita Sonata grossa dal carattere quanto mai ibrido. Conclude l’excursus una piccola ma ambiziosa sinfonia in tre tempi scritta sul modello del milanese Sammartini.

L’orchestra barocca di Francoforte prosegue con questa realizzazione il suo viaggio coraggioso alla scoperta di pagine strumentali inedite del barocco tedesco. L’esecuzione si staglia precisa ed empatica, capace di assecondare la scrittura musicale nelle sue varie sfumature. Prodigiosa la tromba naturale di Hans-Martin Rux; sempre convincente la direzione di Martin Jopp.

Malgrado questo inappuntabile servizio la musica di Molter non ci pare riesca ad affascinare l’ascoltatore esperto, specie se confrontata con quella di altri più o meno illustri contemporanei. Si consideri a titolo di esempio l’idioma squisitamente originale di Johann Friedrich Fasch, solo di qualche anno più anziano. Questo ci spinge a consigliare questa nuova realizzazione, peraltro eccellente anche sul piano tecnico, soprattutto ai cultori di questo specifico periodo musicale.

Daniele Fracassi

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