HANDEL Georg Friedrich
Dixit Dominus
TELEMANN Georg Philip
Deus judicium tuum
Arsys Bourgogne
Harmonie Universelle
Pierre Cao, direttore
ELOQUENTIA
EL 0916
1 CD

L’anniversario haendeliano (250 anni dalla morte) è stato celebrato in modo alquanto distratto dalle case discografiche: poche le novità, qualche ristampa, e in generale nessun reale impegno di rilettura organica di opere trascurate o meritevoli di nuove edizioni. In questo panorama, non proprio incoraggiante, si salva il Dixit Dominus HWV 232 cui sono state dedicate ben due nuove edizioni. Di quella affidata a Marcus Creed (harmonia mundi HMC 902041) ci siamo già occupati, e la inseriamo nel solco di una lettura "classica", imperniata principalmente sullo splendore dei cori. Suscita invece curiosità questa incisione della casa francese ELOQUENTIA per l’approccio sostanzialmente diverso, molto attento all’orchestra, in cui il continuo non solo è protagonista, ma in alcuni momenti, come ad esempio nel numero di apertura, veramente entusiasmante. Il suono è leggero e scintillante, il ritmo sostenuto, le voci femminili perfettamente timbrate e limpide, secondo il gusto francese. Il direttore Pierre Cao, a capo del coro Arsys Bourgogne e dell’ensemble Harmonie Universelle, accentua il lato teatrale dell’ Haendel romano, insistendo sui passaggi più drammatici e spettacolari. Tra tutti ottiene effetti sorprendenti nel Dominus a dextris tuis, forse il numero più complesso e articolato dell’opera, in cui si evoca uno scenario apocalittico di rovine e terremoti, proposto sul filo della tensione e dell’attesa piuttosto che sul fragore del suono. Il Dixit è preceduto da un lavoro corale composto da Georg Philipp Telemann (1681-1767) nei suoi anni di soggiorno a Parigi (1737-1738), il Deus judicium tuum. Anche quest’ultimo, come il Dixit, è tratto da un testo biblico, il salmo 71, di carattere trionfale, cui Telemann rende giustizia con grandi cori ed effetti a sensazione. Tra questi un coro, Et dominabitur, descrittivo del regno di Dio su fiumi e mari, che riproduce con viva fantasia il moto delle acque sulla superficie terrestre, un autentico pezzo di bravura. Telemann e Haendel furono amici , e la loro corrispondenza durò per molti anni. Appare così naturale scelta di riunire in un’unica incisione due opere formalmente simili, ma testimoni di stili diversi e fortemente caratterizzati.

Daniela Goldoni

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