ALBINONI Tomaso 1671 - 1751
Concerti per oboe, op. 7
Paul Dombrecht
Il Fondamento
FUGA LIBERA
FUG 554
1 CD
66’ 10

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Alcuni mesi fa la critica discografica ha accolto con entusiasmo l’uscita di un disco dedicato alle Sinfonie a cinque, op. 2, di Tomaso Albinoni, disco affidato all’impareggiabile maestria di Chiara Banchini e del suo ensemble. Ancora una volta un repertorio apparentemente già ben conosciuto e attestato nella discografia ha acquisito un fascino insospettabile posto nelle mani di una delle grandi interpreti del barocco musicale.

Sembra giunto un momento di particolare favore per la musica di Albinoni. In questa recente uscita dell’etichetta Fuga Libera, infatti, Paul Dombrecht celebra i vent’anni della compagine strumentale da lui diretta, affrontando una selezione dei noti concerti con oboe del "dilettante veneto".

Nella Venezia del primo Settecento - da almeno due secoli una delle capitali indiscusse della musica europea - la forma del concerto solistico fiorisce e si evolve sotto l’impulso irresistibile della creatività vivaldiana. Anche Albinoni dà un contributo di qualità alla smisurata produzione musicale dell’epoca, mostrando un’attenzione speciale per uno strumento di origine francese che stava consolidando proprio in quegli anni la sua presenza nel panorama strumentale italiano: l’oboe.

I concerti presentati in questo disco, articolati nel classico schema allegro-adagio-allegro, sono scelti da due differenti raccolte. L’op. 7 (1715) è la prima raccolta di concerti per oboe nello stile italiano a raggiungere un pubblico europeo in edizione a stampa. L’op. 9, di sette anni posteriore e stilisticamente più complessa, è dedicata al principe Elettore Max Emanuel e ha probabilmente come destinatari i valenti musicisti della corte bavarese.

Perfezione strutturale, esuberanza ritmica e felicità di idee melodiche caratterizzano queste pagine; Dombrecht-direttore le rende con grande naturalezza e vitalità, deliziando l’ascoltatore soprattutto nei movimenti veloci, esenti dai manierismi e dalle pesantezze di certe vecchie registrazioni.

L’ensemble lavora come una macchina ben oleata, l’equilibrio tra gli strumenti è ideale, persino il liuto del continuo ha una parte ben udibile e caratterizzata nella concertazione.

Dombrecht-solista dialoga con il suo ensemble in modo serrato e fluido: l’affiatamento è palpabile, sembra si stia suonando ad occhi chiusi. Colpisce tuttavia una certa asciuttezza nel formare il suono, poca propensione agli abbellimenti, un tratto piuttosto "severo" che non si riscontra nelle registrazioni del periodo Vanguard – Passacaille.

La presa del suono valorizza la bella acustica dell’Augustinus Muziekcentrum - una chiesa di Anversa trasformata in spazio polifunzionale per la musica - e pare in controtendenza con l’abitudine a ridurre il riverbero tipica di Fuga Libera.

Daniele Fracassi

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