HANDEL Georg Friedrich
Tamerlano
Placido Domingo
Monica Bacelli
Sara Mingardo
Ingela Bohlin
Jennifer Holloway
Luigi De Donato
Coro e Orchestra del Teatro Real di Madrid
Paul McCreesh
Graham Vick, regia
OPUS ARTE
OA 1006
1 CD

Un curioso allestimento di Tamerlano, che vede riuniti nello stesso cast Paul McCreesh e Placido Domingo, non può che suscitare interesse. Siamo al Teatro Real di Madrid nell’aprile 2008, con una messa in scena di Graham Vick nata nel 2001 per il Maggio Musicale Fiorentino. Paul McCreesh dirige l’orchestra del Teatro Real, abbandonando per una volta il suo Gabrieli Consort&Players. Vick fornisce l’apporto visuale con una scenografia elegante ed essenziale, fondata su una grande sfera bianca, forse un’allusione alle sterminate conquiste territoriali di Tamerlano e al suo desiderio di dominio, fortemente rimarcato dal libretto di Nicola Francesco Haym. Rompono la monocromia i colori dei costumi e alcuni elementi descrittivi, come gli elefanti di cartapesta che trasportano Irene, promessa sposa di Tamerlano. I movimenti scenici sono composti e funzionali, improntati alla sobrietà e alla chiarezza descrittiva. A un quadro visivo gradevole ed efficiente fa da contraltare una parte musicale che suscita perplessità, ma anche riflessioni. McCreesh imposta una lettura sobria e misurata, che presta particolare attenzione alla parte vocale e alla cura del testo scritto. Dirige un’orchestra meno "atletica" della sua, il cui suono è poco caratterizzato. Non neghiamo che a volte ci si attendono determinati "effetti", cui il suo Haendel di riferimento ci ha abituati, che non arrivano, come ad esempio per le chiuse delle frasi musicali. E’ però un’orchestra più che corretta e ben impostata, anche se appare più votata all’accompagnamento che alla resa delle parti sinfoniche.

Placido Domingo, barocco in finale di carriera (ma quando finirà?), è molto bello. Indossa con classe una marsina bianca, ha una formidabile presenza scenica e si districa alla grande nei recitativi. Il personaggio che gli è affidato, Bajazet, è strepitoso: il re ottomano che rifiuta di piegarsi alle umiliazioni che vuole imporgli Tamerlano. E’ chiaro che la parte gli è piaciuta parecchio, e lo ha stimolato all’ennesima sfida della sua carriera: affrontare la vocalità barocca. Naturalmente lo fa a modo suo, e non è proprio un bel sentire. Però ha molta autorevolezza, e stranamente riesce a non sembrare fuori posto. Alla fine sembra che sia sempre stato lì, tanto è vero che appaiono i suoi annosi problemi legati alla drammaticità monocorde, più incline alla lacrima che al tormento interiore.

Monica Bacelli, Tamerlano, e Sara Mingardo, Andronico, rappresentano il vero pezzo forte del cast. Monica Bacelli è stupefacente per la capacità di tenere la scena con il corpo, piegato a movimenti grotteschi e artefatti che rappresentano la perfidia del potere. Vocalmente è inappuntabile, capace di inserire nel suo canto stilisticamente ineccepibile tutte le sfumature più recondite del personaggio. Sara Mingardo ne rappresenta il contraltare umano e tormentato, fedele ai sentimenti e al cuore. Anch’essa grande interprete e specilista di vocalità barocca, ci offre le più belle variazioni nei da capo, latitanti in gran parte delle arie affidate e interpreti meno attrezzati. I loro recitativi sono da incorniciare, così come tutta la parte testuale di questa interpretazione, non solo curata nella pronuncia, ma sempre rispettosa del ritmo interno della lingua italiana.

Meno interessante Ingela Bohlin nel ruolo di Asteria, figlia di Tamerlano ovvero di Domingo che un po’ le mangia la scena, mentre più vivace è l’Irene di Jennifer Holloway.

Per finire una considerazione sulla presa del suono che purtroppo non è delle più brillanti e tende ad appiattire e affossare le voci.

Daniela Goldoni

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