Vespro della beata Vergine
Virgilio Mazzocchi
Carissimi, Frescobaldi, Palestrina
Cantus Cölln
Concerto Palatino
Konrad Junghänel
HARMONIA MUNDI FRANCE
HMC 902001
1 CD

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Già da diversi anni numerosi ensemble e complessi barocchi si dedicano alla ricostruzione di feste religiose, messe o vespri allo scopo di ricreare la struttura delle principali liturgie e l’effetto che potevano esercitare sull’uditorio. L’attenzione finora si era particolarmente focalizzata su Venezia e sulla Basilica di San Marco, i cui riti erano stati oggetto di numerose, importanti pubblicazioni discografiche, da parte soprattutto di Paul Mc Creesh, John Eliot Gardiner e lo stesso Cantus Cölln che in un compact harmonia mundi del 2001 si era dedicato alla riproposta di un vespro solenne veneziano su musiche di Giovanni Rovetta (1596-1668).

Questa volta l’ensemble tedesco sposta la sua attenzione verso Roma e la Basilica di San Pietro, dove Virgilio Mazzocchi (1597-1646) fu maestro di cappella dal 1629 fino alla morte. Mazzocchi, assieme al fratello maggiore Domenico (1592-1665), rivestì un ruolo di primo piano nella Roma della prima metà del Seicento. La sua carriera iniziò presto, e ancora molto giovane si trovò titolare di un importante incarico musicale in San Pietro come maestro della Cappella Giulia. Erano anni di grande fermento musicale a Roma, sia sul fronte della produzione profana che religiosa, quest’ultima ancora dominata dalla figura di Giovanni Pierluigi da Palestrina, la cui scomparsa risaliva agli ultimi anni del Cinquecento. Virgilio Mazzocchi, compositore, concertatore e severo istruttore di cantori e strumentisti soleva utilizzare, per le cerimonie in San Pietro, organici molto corposi per riempire l’enorme spazio della Basilica. Fu definito "quel gran musicone" da Pietro della Valle, musicista, librettista ed esploratore suo contemporaneo, e l’epiteto rende l’idea dell’imponenza di suono che i musicisti di Mazzocchi dovevano sviluppare. Le parti di Vespro di sua composizione contenute in questo compact appaiono in effetti maestose, sontuose e scorrevoli, senza particolari complicazioni strutturali se non le possibilità di essere amplificate al massimo senza tradirne l’essenza. In questa resa della grandiosità, nonostante il proverbiale minimalismo dell’ensemble, riesce molto bene il Cantus Cölln con l’aiuto di una registrazione, per una volta corposa e ricca di echi e risonanze, che equilibra egregiamente l’esiguo numero di strumentisti e cantori. La ricostruzione del Vespro è arricchita da antifone e intermezzi strumentali di autori diversi, tutti particolarmente legati alla Roma del Seicento come Giacomo Carissimi e Girolamo Frescobaldi, mentre come inno, immancabile nell’ufficio di vespro, compare l’ Ave Maris Stella di Palestrina.

Anche in questa piccola antologia di autori diversi il Cantus Cölln rivela la consuetudine con la musica italiana dell’epoca, evidenziando le peculiarità di ogni compositore: la serenità e facilità del canto di Carissimi come il rigore e la stupefacente struttura polifonica di Palestrina. Spettacolare la canzona a due cori di Frescobaldi, resa con vivacità di colori e gusto per l’effetto da parte del Concerto Palatino.

Daniela Goldoni

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