Kurtág’s Ghosts
Marino Formenti, pianoforte
KAIROS
KAI 0012902
2 CD
103'38"

Molti concerti e produzioni discografiche affiancano il repertorio del XX e XXI secolo a quello delle epoche precedenti per evidenziarne affinità e continuità. Diverse sono le intenzioni di Kurtág’s Ghosts, cd recentemente pubblicato dalla Kairos, in cui Marino Formenti alterna piccoli pezzi per pianoforte del compositore ungherese ad altri di autori del presente e del passato, da Purcell a Boulez.

Grande importanza assume nella poetica di Kurtág l’attenzione alla storia: numerosi sono i titoli delle sue composizioni, presentate anche in questo cd, che contengono la parola "Omaggio" e che gettano dei ponti verso altri autori, verso i suoi "fantasmi". Si tratta di una rete che il progetto di Formenti evidenzia con estrema chiarezza proprio grazie alla sua struttura a frammenti: benché infatti nelle note di copertina si parli di "aforismi", crediamo più opportuno parlare di "frammenti". ciascuno dei quali rimanda ad altro, ad altre parti della raccolta o altre opere dello stesso Kurtág o di altri autori. Centrale nel cd è allora questa apertura, questa rete potenzialmente infinita che diviene anche una chiave per leggere altri compositori: lo stesso carattere di "frammento aperto" si ritrova nel Preludio e fuga in e re minore dal secondo volume del Clavicembalo ben temperato di Bach o nei tre brani delle Kinderszenen op. 15 di Schumann contenuti nel cd.

Poiché l’ordine delle tracce non segue quello cronologico, si creano labirinti di infiniti cammini possibili che attraversano diverse tradizioni musicali: il debito che Kurtág ha verso il passato non si riferisce solo ad una storia della musica, ma nella sua produzione vi sono tracce di molteplici influenze. Accanto all’eredità bachiana ed alla tradizione della musica tedesca, estremo rilievo assume per Kurtág la musica popolare: si tratta di una strada che porta il labirinto costruito da Formenti ad unire aspetti della storia della musica in apparenza assai lontani, come ad esempio la Mazurca op.41 n.1 di Chopin e la Danza folcloristica rumena n.8. di Bártok. I frammenti si ricompongono in una nuova unità, nella quale ognuno di essi si riflette; un’unità, che viene favorita anche dalla mancanza di stacco tra una traccia e l’altra e che tuttavia non è l’unica possibile, ma solo quella proposta dal pianista. Ogni ascoltatore può anche costruire il proprio percorso, come in un ipertesto.

Questa logica di rete ha risvolti anche sul piano esecutivo: più volte in queste pagine abbiamo riflettuto su come la frequentazione della musica contemporanea modifichi il modo di interpretare il repertorio "tradizionale". Una traduzione in termini musicali dei concetti di "rete" e di "frammento" è la risonanza, intesa come momento in cui il suono non si esaurisce con la composizione, ma continua aprendo ad altri brani. In Kurtág la risonanza nasce dalla ricerca dell’originaria relazione fisica con il pianoforte, relazione che egli vuole rinnovare ad esempio, in Játékok, la raccolta per bambini che trova un fondamento appunto nella scoperta del rapporto del proprio corpo con lo strumento e con il suono. Si tratta di una relazione rinnovata, non solo utile all’educazione musicale, ma che assume un valore fenomenologico generale poiché mette in discussione le certezze di un interprete costringendolo a ricreare il proprio legame con il musica: pagine note del repertorio pianistico, come La lugubre gondola di Liszt, si arricchiscono allora del lavoro sul timbro e sulle risonanze proprio dell’esperienza della musica novecentesca e assumono una drammaticità prima sconosciuta. Torniamo così all’inizio del nostro discorso, alla ricerca di un nuovo possibile senso di tutta la storia della musica e scopriamo così che essa è un labirinto infinito ed in espansione.

Stefania Navacchia

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