GILLES Jean (1668- 1705)
Requiem
Motet "Cantate Jordanis Incolae"
Anne Magouët, dessus
Vincent Lièvre-Picard, haute-contre
Bruno Boterf, taille
Alain Buet, basse-taille
Chœur de chambre Les Eléments
Orchestre Les Passions
Jean-Marc Andrieu
LIGIA DIGITAL
LIDI 02021968
1 CD

La Messe de Requiem di Gilles è senz’altro una delle opere più rappresentative del barocco musicale francese. Si guadagnò una reputazione eccezionale già all’inizio del Settecento e fu eseguita regolarmente in Francia lungo tutto il secolo; accompagnò i solenni riti funebri di personalità del calibro di Jean-Philippe Ramaeau e di re Luigi XV, fecendo spesso apparizione nelle rassegne parigine del Concert Spirituel. Un successo che sorprende se si pensa che Gilles trascorse tutta la sua esistenza - morì a Tolosa a soli 36 anni - nelle province della Francia meridionale, lontano dalla corte e dai prestigiosi circoli culturali della capitale.

La bellezza discreta di questo Requiem è interamente codificata nel caratteristico idioma musicale francese e non si rivela che ad un ascolto attento e ripetuto. Siamo di fronte a pagine di grande eleganza, solenni e nel contempo serene. Il mistero della morte è colto nella prospettiva di una fede che pare non conoscere turbamenti. Accenti teatrali e poetici si intrecciano in una scrittura raffinata che rende con cura le pieghe del testo liturgico. Ancora una volta però è la danza, con le sue gestualità e variazioni ritmiche, a fare da elemento generativo dell’ispirazione musicale.

Completa il programma un Grand Motet per la festa di San Giovanni Battista: Cantate Jordanis Incolae. La pagina ripercorre i modelli di Versailles con accenti di esultanza e dinamiche entusiasmanti. Un’interessante riscoperta che non aveva finora attestazioni nella discografia.

Andrieu e il suo ensemble ci offrono un’esecuzione accurata e fluente, registrata in condizioni ottimali. Da segnalare l’impiego insolito di una pronuncia latina "gallicana" un po’ meno nasale del solito, giustificata dalla provenienza "meridionale" di Gilles.

Ci risulta impossibile non confrontare questa versione della Messe de Requiem con quella magistrale diretta da Philippe Herreweghe per Harmonia Mundi France e datata 1990. La Chapelle Royale disponeva di solisti straordinari: lo spessore dei loro interventi rimane naturalmente insuperato. Andrieu sembra aver accentuato i tratti luminosi e coreografici delle pagine di Gilles mettendo forse in second’ordine quel tipico "scavo" sul rapporto testo-melodia che caratterizzava la registrazione di Herreweghe.

Nel complesso non ci pare che la nuova versione apra visioni più avvincenti o profonde dell’opera, ma vale comunque l’attenzione dell’estimatore per la migliore preparazione filologica delle partiture, lo splendido suono registrato e il Motet inedito.

Daniele Fracassi

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