BACH Johann Sebastian
Jesu, deine Passion
Cantatas BWV 22, 23, 127 & 159
Dorothee Mields, soprano
Matthew White, alto
Jan Kobow, tenore
Peter Kooy, basso
Collegium Vocale Gent
Philippe Herreweghe
HARMONIA MUNDI FRANCE
HMC 901998
1 CD
63'47

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Una nuova pregevole incisione dedicata alle cantate arricchisce questo inizio di 2009 quanto mai ricco di novità per la discografia bachiana. Sotto il titolo di Jesu, deine Passion Philippe Herrewege, alla guida del Collegium Vocale Gent, racchiude le quattro cantate composte da Bach per il giorno di Estomihi, ultima domenica prima della Quaresima e ultima data in cui per la chiesa luterana era ammessa la musica figuralis, ovvero la musica con coro, orchestra e solisti impegnati nella celebrazione della festività prevista dal calendario liturgico. A Estomihi seguiranno i lunghi giorni della Quaresima in cui cori e orchestre taceranno, per risuonare nuovamente durante la settimana santa. Questa domenica rappresentava pertanto l’ultima occasione per godere della gioia della musica in tutta la sua gloria, una specie di cerimonia degli addii che prelude ad un lungo digiuno penitenziale. Delle quattro cantate di Estomihi le prime due, la BWV 22 Jesus nahm zu sich die Zwölfe e la BWV 23 Du wahrer Gott und Davids Sohn rappresentarono il saggio di prova fornito da Bach nel 1723 per essere ammesso al posto di Kantor presso la Thomaskirche di Lispia, e nelle quali il giovane aspirante concentrò tutte le proprie qualità compositive per convincere gli amministratori della chiesa a sceglierlo, mentre le altre due cantate presenti nel compact furono composte in anni successivi.

Herrewege, il cui percorso all’interno delle cantate inizia alla fine degli anni ottanta, si pone come punto di riferimento imprescindibile dell’interpretazione bachiana. Benchè non si sia mai direttamente impegnato in una edizione integrale, il suo lavoro continuo supera di gran lunga la prospettiva settoriale di chi affronta sporadicamente questo repertorio. La sua lettura esprime la razionalità della musica bachiana unita alla compostezza della liturgia luterana, senza mai apparire distante, salvando con la gentilezza del suono l’umanità dei sentimenti di questa immensa opera è piena. Ancora una volta in questo compact si ammira la giustezza dei tempi, variati senza essere esasperati, l’equilibrio e l’eleganza dei timbri, l’espressività ed il calore dei cori, la compiutezza del contesto sonoro, fedele ad un organico consistente ma intimamente essenziale. Cattura l’attenzione il ruolo degli strumenti concertanti i quali, sostenuti dal continuo, sembrano tessere una trama musicale parallela al canto, più che dialogare con esso, raddoppiando così lo splendore della composizione.

Il rigore di fondo di Herrewege si spalma equamente su tutti i numeri delle cantate, senza privilegiare i momenti più eclatanti: questo non impedisce però alla stupenda aria del basso Es ist vollbracht, alla fine della BWV 159 Seht, wir hinauf gen Jerusalem , di stamparsi nella memoria e nel cuore.

Daniela Goldoni

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