BACH Johann Sebastian
Aus der Tieffen
Cantate BWV 4, 131, 182
Katharine Fuge
Carlos Mena
Hans Jörg Mammel
Stephan MacLeod
Ricercar Consort
Philippe Pierlot
MIRARE
MIR 057
1 CD

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A distanza di pochi mesi Philippe Pierlot, alla guida del Ricercar Consort, torna a confrontarsi con un secondo De Profundis, questa volta l’ Aus der Tiffen della cantata BWV 131 di Johann Sebastian Bach che dà il titolo ad un nuovo compact della casa francese MIRARE, continuando in questo modo la sua riflessione sul giovane Bach e sul contesto in cui si compì la sua formazione. Pierlot affianca alla BWV 131 (quinta domenica dopo la Trinità) due cantate del tempo pasquale, Himmelskönig sei wilkommen BWV 182 per la domenica delle Palme e Christ lag in Todesbanden BWV 4 per la domenica di Pasqua.

Probabilmente la BWV 131 e la BWV 4 furono nell’ordine la prima e la seconda cantata composte in assoluto da Bach (Mülhausen intorno al 1707/1708), mentre la BWV 182 fu la prima cantata composta a Weimar, città in cui lavorò dal 1708 al 1717. Il periodo pasquale e l’appartenenza al periodo giovanile di Bach conferiscono in questo modo omogeneità al compact che, pur rappresentando una piccola parte nell’universo della cantate bachiane, ne ritaglia un aspetto significativo. Si unisce così ad altre piccole raccolte di cantate bachiane che, al di là delle grandi integrali che si stanno completando nel corso degli ultimi anni (Gardiner, Suzuki, Koopman), accrescono la riflessione sui modi intepretare l’opera di Bach da punti di vista sempre nuovi.

Anche Pierlot rinuncia al coro e utilizza un solo strumento per sezione, allineandosi con quella che è diventata una forte tendenza degli ultimi dieci anni, la scelta delle escuzioni bachiane in "parti reali". Ne consegue una notevole chiarezza nella restituzione della partitura unita ad un netto risalto assunto dalla parola. Il quartetto delle voci è di altissimo livello, entusiasmante nei cori e più che convinecete nelle arie, ariosi e recitativi. In particolare nelle arie si apprezza il ruolo degli strumenti concertanti, ben evidenziati senza per altro prevaricare le voci. L’impressione è che l’accompagnamento strumentale, già così ridotto, non faccia altro che assottigliarsi un po’ di più fino a ridursi ad un unico strumento. La sequenza dei vari numeri assume così una maggiore omogeneità, rendendo più dinamico lo svolgimento della vicenda musicale e testuale, come se ogni cantata raccontasse senza interruzione una propria storia, tassello di quell’immenso repertorio rappresentato da corpus delle cantate bachiane. La lettura di Pierlot non è ad effetto, molto distaccata e composta, suscita riflessione piuttosto che emozione, interiore come il suono degli strumenti del suo ensemble, scuro e ricco di armonici, espressione di un punto di vista particolare, benchè non eccentrico, che merita senz’altro attenzione.

Daniela Goldoni

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