CHOPIN Frédéric
Seconda Ballata in Fa minore op.38
4 Mazurche op 33
3 Valzer op.34
Secondo Improvviso in Fa# maggiore op.38
Seconda Sonata in Si bemolle minore op.35
Maurizio Pollini, pianoforte
DEUTSCHE GRAMMOPHON
4777626
1 CD
57'10

Vi sono oggi molti modi per ascoltare Frédéric Chopin: si può rimanere estasiati da un’atmosfera romantica; si può essere attratti dal pianismo del compositore o dal virtuosismo di un interprete, e si può, infine cercare nella sua musica qualcosa che ci parli di noi e del nostro tempo. È possibile seguire questo terzo cammino attraverso un cd, uscito da pochi mesi per l’etichetta Deutsche Grammophon, in cui Maurizio Pollini riesce ancora a rinnovare il suo modo di eseguire il compositore polacco. I nomi dei due musicisti sono legati fin da quando Pollini, diciottenne, vinse il concorso Chopin di Varsavia e sembrava così destinato a perpetuare la tradizione del pianista romantico: la sua continua volontà di ricerca lo portò tuttavia lontano da questa strada e lo condusse a iniziare un percorso di costante rinnovamento come dimostra questo cd in cui esegue la Seconda Ballata in Fa minore op.38, le 4 Mazurche op 33, i 3 Valzer op.34, il Secondo Improvviso in Fa# maggiore op.38 e la Seconda Sonata in Si bemolle minore op.35.

Pollini approfondisce ulteriormente la poetica chopiniana anche rileggendo pagine già registrare ed in parte da noi recensite: al primo ascolto questa incisione colpisce, ad esempio, per il suono particolarmente asciutto che rende l’interpretazione ancora più drammatica. Il cammino di questi anni conduce il pianista a evidenziare ancora di più la modernità di Chopin: il dolore personale del compositore diventa cosmico. In questo disco non troviamo quel compiacimento della sofferenza a cui la tradizione interpretativa ci aveva abituato: nella Marcia funebre della Seconda Sonata sentiamo le violenza dei Lager alternata al ricordo di un mondo più umano. In questo contesto il modo chiaro, asciutto ed incisivo con cui il pianista milanese esegue la Seconda Ballata è un atroce grido di dolore, come quello espresso da Edvard Munch ne Il grido.

Questa modernità è trovata all’interno del materiale utilizzato da Chopin attraverso un minuzioso lavoro sul suono volto ad evidenziare come in queste partiture l’armonia tonale inizi a perdere il suo carattere funzionale e ad essere un puro gioco di colore: in questo modo nel primo dei Valzer op.34 le scale non sono più esibizione di virtuosismo, ma puro suono. Si comprende allora come Pollini legga Chopin con l’occhio di Debussy; ma forse il suo sguardo è rivolto anche oltre, come si percepisce dall’assoluta astrazione del Finale: Presto che conclude la Seconda Sonata o dal sapore di vagare senza meta assunto dalle modulazioni.

Gli elementi del linguaggio chopiniano più familiare cambiano così significato e vengono ad acquisire una rinnovata forza espressiva per parlate ancora una volta del nostro tempo.

Stefania Navacchia

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