POUSSEUR Henri
Electronic Experimental and Microtonal 1953-1999
Roham de Saram: violoncello
Henri Pousseur: organo
Evert Van Tright: oboe
ecc.
SUB ROSA
SR 289
1 CD

**½

Henri Pousseur, nato nel 1929, è un compositore dalla lunghissima carriera che richiede oggi una controversa rilettura storica del suo percorso. Dagli anni delle avanguardie post-weberniane, di cui era uno dei capofila – malgrado al tempo giovanissimo–, Pousseur si è via via impegnato in una indefessa produzione che, dopo il Votre Faust (1968), ha assunto tuttavia coordinate poetiche sempre più sfuocate e tutto sommato incapaci di saldarsi con il fronte più avanzato della ricerca musicale. Talentuoso come pochi a tessere equilibrati pattern tra elettronica e strumenti convenzionali, Pousseur si è abbandonato a un magistero tecnico supportato da un filtraggio letterario e filosofico che tuttavia ha finito per opacizzare la sua verve iniziale. Del resto, tutto ciò era già percepibile in Couleurs croisées per orchestra (1967), opera centrale nel palesare una svolta, visto che dopo un incipit che sembra trasferire nel suono strumentale le esperienze con l’elettronica, la partitura si abbandona a una frastica caratterizzata da una inventiva imprigionata da una magniloquenza formale; magniloquenza che non è riscattata, come in Messiaen, da una limpidità e da un afflato mistico. In Pousseur, la scrittura è immensamente "colta", capace di attraversare tutte le esperienze dell’avanguardia, ma infine non si sa bene se questa traversata abbia una propria motivazione forte, se sia segno di qualcosa che trascende le sue vocazioni formali e i suoi sapienti intrecci tra stilemi.

Molto importante suonava allora sulla carta questo CD, promosso dalla comunità Vallona, che già nel sottotitolo si poneva come tentativo di ricostruire metà secolo di sperimentazione di Pousseur, restituendo una continuità tra il primo periodo e le esperienze più tarde e mature. Le ambizioni di questa edizione della Sub Rosa non sono in realtà suffragate pienamente dalla raccolta di composizioni contenute, in realtà tutte piuttosto laterali (la loro rarità è il solo valore aggiunto). Dell’elettronica sperimentale del compositore belga è qui presente, in fondo, solo Ex dei in machinam memoria, per oboe e live electronics; si tratta di un brano del 1972, giocato su una spazializzazione del suono e su un effettismo traspositivo che non testimonia sempre al meglio del sapiente amalgama di suoni acustici ed elettronici di cui Rimes (1958) era già, invece, notevole esemplificazione. La registrazione non è poi in grado di restituire al meglio le qualità di questo brano che, per il resto, è certo più riuscito di Racine dix-neuvième de huit-quarts per violoncello solo. L’uso dei microintervalli si fonda in quest’ultima composizione su complesse partizioni dell’ottava; il brano tuttavia è poco ispirato e tutto sommato risulta più fresco e stimolante l’ultimo brano solistico del CD, ovvero Figures Enlacées, per organo, certo più occasionale e meno pretenzioso. Sta di fatto che Pousseur sembra essere passato da un astrattismo compositivo a una figuralità sbilenca (microintervalli), anamorfica ma che lascia in filigrana traccia di un modello "corretto" e tutto sommato tradizionale. Siamo ben lontani dall’uso dei microintervalli nella musica di Xenakis. Alle fasce sonore si sostituisce qui un disegno, una prova di eloquenza discorsiva che tuttavia non sempre matura sviluppi degni di interesse. È allora in Prospection (1953) e poi in At Moonlight, Dowland’s Shadow Passes Along Ginkaku-Ji (1989) che si trovano forse gli episodi più riusciti di questo CD.

Prospection è un brano per tre pianoforti sfasati di un sesto di tono l’uno dall’altro. Il brano è rimasto nel cassetto per trent’anni; si tratta di una breve sperimentazione microintervallare con impulsi ritmici tipicamente postweberniani. Se non vi è adozione convincente di questa tecnica, come accade in compositori quali Ivan Wyschnegradsky, da questa partitura traspare ancora, se non altro, un’inquietudine espressiva che fa intravvedere, tuttavia, un percorso di ricerca dotato di personalità.

Ascoltare At Moonlight, Dowland’s Shadow Passes Along Ginkaku-Ji per shakuhachi, shamisen e koto significa immergersi, invece, in una voce autoriale quasi irriconoscibile ma che non ha nulla da invidiare a certe partiture di Harry Partch. Peccato che anche in questo caso la registrazione non sia ottimale, ma è il brano per cui forse vale la pena acquistare questo cd.

Pierluigi Basso Fossali

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