MITTERER Wolfgang
Im Sturm
Georg Nigl: baritono
Wolfgang Mitterer: piano preparato ed elettronica
COL LEGNO
WWE 20278
1 CD
57'

***½

Preselezionate e memorizzate una serie di stazioni radio improbabili: una che trasmette brani pianistici o flautistici ispirati a Cage o al puntillismo postweberniano, un’altra che passa in rassegna sigle televisive e un’altra ancora che indugia nell’elettronica esterna all’ambito della cosiddetta musica colta. Poi, cominciate febbrilmente a passare da un canale all’altro, incuranti dei passaggi fuori sintonia, fruscii nella terra di nessuno. A questo aggiungete un baritono ancora più spiazzato, costretto a tramare una continuità tra questi switching ininterrotti, mentre intona un liederzyklus con una fortissima nostalgia schubertiana. Per tutto il tempo, l’ispirazione romantica deve tener fede a sé stessa, malgrado la voce si ritrovi spesso fuori registro, sigillando una parodia mordace di sé stessa. Se siete riusciti a pensare tutto questo, allora siete a un passo dal poter affrontare Im Sturm, una delle ultime composizioni di Wolfgang Mitterer.

Compositore tirolese di Assling (Lienz), con una faccia che pare scolpita da un intagliatore d’altri tempi, Mitterer è figura che non smetterà di essere discussa, ma che trova, compiuti i cinquant’anni, esiti maturi che fanno rileggere gli episodi precedenti sotto una nuova luce. Mitterer non è più solo un artista di confine, pronto a saldare le esperienze dell’avanguardia con quelle dello sperimentalismo eterodosso in ambito jazz-rock. Non ci sono più ricette, linee programmatiche, provocazioni scontate, ma una pratica originale d’elaborazione di materiali disparati che trovano uno sforamento proprio, un gioco superiore, dove c’è lasco sufficiente per vedere all’opera una vivida fantasia accordata con una poetica originale e pienamente assunta.

Im Sturm non è né un banale gioco piacevole, né tanto meno un’operazione intellettualistica: è la testualizzazione di una sovraiscrizione del passato in un territorio interiore che non deve più negare né i retaggi colti, né l’ambiente sonoro in cui vive.

Il lavoro di Mitterer non ha una precisione cristallina, sconta le proprie sbavature e una scrittura nient’affatto controllata; eppure, questa "Radio Schubert" del XXI secolo non ostenta mai semplicemente, in maniera compiaciuta, del materiale aulico irriso, non ibrida i toni, ma prova a renderli compresenti, al massimo della loro credibilità, proprio lì dove sembrano incontrare un destino tragico, che li pone a un passo dalla loro ironizzazione più acre.

È davvero apprezzabile il fatto che quest’opera di Mitterer non si ponga mai come un mero happening; non si abbandona allo "stucchevole" o all’"effettistico", nemmeno quando i lieder di Schubert sono sarcasticamente condotti a una dismissione delle proprie "misure" (si veda la sezione "Poor visibility"). In coloured noised (2005, pubblicato in cd dalla Kairos) si assisteva ancora (Mitterer prima maniera) in un flusso di situazioni musicali a bassa strutturazione che pretendevano di "intitolarsi" smarrendo qualsiasi lettera maiuscola. Non c’è incipit memorabile o fine apotropaica in coloured noise; ci sono improvvisazioni che trovano una mappa, una geografia che attribuisce loro una cittadinanza contigua. L’imperniare il discorso musicale su pure "situazioni" musicali è una strategia discorsiva che corre però il rischio di restare vittima dei fantasmi convocati, delle appoggiature locali in stilemi o figurazioni già "testate". In Sturm sceglie dichiaratamente dei fantasmi e qualsiasi "mossa" musicale viene dichiaratamente assunta come sospetta; ogni retaggio non può farsi paesaggio, perché già si diffonde su un territorio che lo contiene a sua volta. In pratica, spiazzare gli stilemi musicali significa non consegnarsi a una tautologia mascherata da argomentazione distaccata.

Composto tra il 2004 e il 2007, Im Sturm lascia quasi inopinatamente spazio in questo CD della Col Legno a un altro brano, Leblos (2008), per pianoforte preparato in due strati. Fondato su una ripetizione ossessiva, innervato da improvvise intonazioni romantiche, il brano sfiora la cineseria, il "carillon zen", per assurgere invece a una composizione che, se fosse scultura, assomiglierebbe a un’opera di Melotti. Questo brano, che appare nel CD quasi come un’aggiunta occasionale, non solo è un perfetto compendio di Im Sturm, ma è un segno ancor più evidente dell’assunzione di un romanticismo decadente e flebile che viene ripreso, tuttavia, con una freschezza, un’innocenza e una partecipazione che sono l’aspetto più convincente e maturo di questo Mitterer, giunto a risultati finalmente inequivocabilmente meritori. Certo, Leblos pare ripartire dal Cage del pianoforte preparato (percussivo e iterativo) e protendersi verso facili esiti minimalisti. C’è la tentazione di "tagliar corto", di abbracciare stilemi postmoderni abusati, come in Sopop, contenuto in un altro CD di Mitterer sempre pubblicato da Col Legno. Eppure in Leblos, nella sua matrice convenzionale e deproblematizzata, resta qualcosa di autentico che va ascoltato, anche con abbandono.

Pierluigi Basso Fossali

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