LULLY, Jean-Baptiste Lully
Armide
Libretto di Philippe Quinault
Opera Lafayette
Ryan Brown
NAXOS
8660209-10
2 CD
1° CD: 55’33

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Armide, Stephanie Houtzel
Renaud, Robert Getchell
Hidraot; Ubalde, François Loup
Artémidore; La Haine, William Sharpe
Phénice; Lucinde, Ann Monoyos
Sidonie, Miriam Dubrow
Le Chevalier danois; Un Amant fortuné, Tony Boutté
Aronte, Darren Perry
Une Bergère héroique, Adria McCulloch
Une Naiade, Tara McCredie

La fortuna discografica dell’opera barocca francese storicamente coincide più o meno con lo sviluppo delle edizioni filologiche e dell’ uso di strumenti originali, a partire all’incirca dagli anni settanta/ottanta del secolo scorso. Sono memorabili le prime interpretazioni di William Christie, un americano trapiantato in Francia, di opere di Jean-Baptiste Lully e Marc-Antoine Charpentier , pioniere della rinascita del repertorio barocco francese. Insieme ad altri maestri che all’epoca avevano affrontato, seppure non sistematicamente, l’opera francese (Nikolaus Harnoncourt, Gustav Leonhardt, John Eliot Gardiner) ha avuto il merito di formare almeno due generazioni di interpreti, soprattutto europei, che hanno coltivato in modo mirabile quelle che sembravano, al tempo, solo eccentricità di breve respiro, cambiando radicalmente l’approccio a questo repertorio che viene ora continuamente sondato, riscoperto e riproposto. Questo compact della Naxos testimonia dei progressi che l’interpretazione del barocco francese ha ottenuto anche negli Stati Uniti. L’ Opera Lafayette, guidata da Ryan Brown, si avvale infatti di strumentisti e coristi americani che dal 1995, anno di fondazione dell’ensemble, lavorano su opere del barocco francese allestendo rappresentazioni e concerti, oltre che incidendo dischi, il cui buon livello è confermato da questa Armide. La lettura proposta da Brown offre numerosi spunti di interesse. Innanzitutto l’orchestra è dotata di un suono molto fresco e brillante, bilanciato da un continuo consistente e di forte personalità, sempre perfettamente percepibile e presente senza apparire invadente. Brown espone gli innumerevoli momenti dell’opera, capolavoro del periodo conclusivo di Jean Baptiste Lully, con finezza analitica e attenzione alla varietà di "generi" in essa contenuti: le danze, i preludi orchestrali, le arie, i cori, i lunghi recitativi senza peraltro perdere di vista il filo immaginario che tutto lega. E’ un’interpretazione incentrata sui puri valori musicali dell’opera, pur senza trascurarne i contenuti drammaturgici. Ma la leggerezza danzante dell’orchestra, l’agilità degli strumenti, la flessibilità espressiva si pongono in primo piano con bella varietà di intenzioni. Gli interpreti sono in parte specialisti di scuola europea, come la protagonista Stephanie Houtzel, in parte di formazione statunitense, non necessariamente specifica nel barocco francese. Risultano tutti più o meno credibili, con belle voci e pronuncia accettabile. Molto gradevoli le voci del coro, che danno vita ad un insieme caldo ed equlibrato, in evidenza, ad esempio, nel finale del secondo atto nel delizioso coro con ripresa Ah! quelle erreur! quelle Folie! L’ascolto scorre senza intoppi, senza cadute di attenzione anche nei rari momenti statici, e con bella evidenza dei momenti topici, tra tutti la sontuosa passacaille del quinto atto, cui coro e orchestra rendono giustizia veramente alla grande.

Daniela Goldoni

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