SCHUMANN Robert: Hommage à Bach
Kinderszenen op.15
Album für die Jugend op.68 (selezione)
Vier Stücke op.32
Sieben Klaviertücke in Fughettenform op.126
Waldszenen op.82
Andreas Staier, pianoforte Érard (1837)
HARMONIA MUNDI FRANCE
HMC 901989
1 CD

Andreas Staier è uno dei musicisti più interessanti nell'odierno panorama musicale: clavicembalista, fortista e pianista, unisce una rigorosa ricerca sugli strumenti d'epoca con una libertà interpretativa assai originale. Grazie a musicisti come lui e Robert Levin si è definitivamente affermato un nuovo corso nella prassi esecutiva storica anche per quanto riguarda gli strumenti a tastiera. Si può considerare infatti ormai del tutto superata la fase, affascinante e necessaria, della ricerca sulla tecnica esecutiva e sulle caratteristiche timbriche e meccaniche che poneva lo strumento antico (clavicembalo, clavicordo o fortepiano) al di sopra delle stesse istanze interpretative. Assimilata la prassi esecutiva, Staier si pone ora dinanzi allo strumento non solo con l'intenzione di ricavarne sonorità gravide di passato, ma con l'intelligente tensione di chi, attraverso questi suoni, perviene ad una visone nuova, moderna, direi rivoluzionaria.

A testimoniare il valore di tale atteggiamento, segnalo con piacere questo CD tematico, il cui programma è dedicato alle opere di Robert Schumann ispirate a Johann Sebastian Bach. Tutta la produzione pianistica schumanniana è, direttamente o indirettamente, debitrice nei confronti del grande Kantor nel quale il compositore di Zwickau vedeva, più che un genio del passato, una fonte di ispirazione vitale, per lui attualissima. Per questa ragione la sua scrittura è ricca di corali, fughe, episodi in stile imitativo, temi e citazioni in stile bachiano o sul nome BACH. Staier presenta qui un'antologia di questa ammirazione che comprende due cicli importanti come le Kinderszenen e le Waldszenen, una selezione di brani tratti dall'Album für die Jugend, insieme ad opere meno note come lo Scherzo, Gigue, Romaze und Fughette op. 32 ed i Sieben Klavierstücke in Fughettenform op. 126.

Attraverso queste pagine Staier offre un contributo importante anche dal punto di vista storico. Egli trasforma radicalmente l'immagine consueta del musicista romantico: Schumann appare piuttosto un compositore consapevole della propria tradizione musicale che dialoga con il passato attraverso il suo illustre "predecessore". Non bisogna dimenticare che l'Ottocento, se per molti resta il "secolo del sentimento", è anche il periodo di una nuova consapevolezza storica dove l'esercizio del recupero dei classici auctores determina una linea di continuità tra i diversi stili, anziché tematizzarne e sottolinearne le differenze. La presenza e la sopravvivenza dei modelli musicali preclassici nella musica successiva è un dato di fatto che non solo non può più essere accantonato o ignorato ma deve essere posto come fondamento di un nuovo approccio interpretativo poiché solo in tal modo si può rinnovare radicalmente la nostra recezione del periodo romantico. Alla luce di queste considerazioni non è il caso di stupirsi se - escluse pochissime eccezioni - l'interpretazione della cosiddetta "musica romantica" risulti oramai interessante e convincente soltanto in mano ad esecutori formatisi alla luce della prassi esecutiva antica.

E tuttavia l'interpretazione di Staier si muove anche in ambito estetico: egli dimostra che il dialogo con Bach non fornisce a Schumann soltanto dei vuoti modelli sintattici, ma contribuisce alla formazione della complessa e affascinante poetica schumanniana. Lo stesso pianista suggerisce, nelle note di copertina, come per Schumann "la memoria del Barocco possa essere considerata un modo di raggiungere una sorta di "purificazione musicale" e, in fondo, apparire come una nuova prospettiva di progresso in ambito estetico".

Il pianoforte scelto da Staier per questa incisione è un Érard del 1837, coevo dei brani eseguiti e restaurato da Edwin Beunk e Johann Wennink. Lo strumento sfoggia un timbro brillante ed asciutto ma è anche dotato di una sufficiente dinamica, risultando davvero ideale per questa interpretazione caratterizzata da un fraseggio nervoso, ricco di chiaroscuri, per nulla compiaciuto o compiacente che non esiterei a definire "antiromantico". L'esecuzione delle Kinderszenen e delle Waldszenen è paradigmatico in questa prospettiva, proprio perché si tratta dei brani dove l'influenza bachiana appare meno evidente. Eppure la lettura di Staier fornisce gli strumenti per poter cogliere pienamente le sottili relazioni tematiche, i continui rimandi, le citazioni più o meno segrete che costituiscono quel "progresso in ambito estetico" che si nutre dei modelli del passato, vale a dire il moderno che va la di là dell'antico, soddisfacendolo.

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