VIVALDI Antonio
Concerti per violino RV 381, 220, 291, 175, 355, 338, 274, 176, 275, 377, Ahn.10 e 130
Harmonie Universelle
Florian Deuter
ELOQUENTIA
EL 0815
2 CD

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Eloquentia, una piccola casa discografica francese, dal catalogo ridotto e piuttosto eterogeneo nelle scelte editoriali, ci sorprende con la pubblicazione di un doppio compact dedicato ad Antonio Vivaldi. Si tratta di una raccolta di concerti per violino appartenenti al periodo giovanile di Vivaldi, senz’altro anteriori alll’Estro Armonico del 1711; sono dodici concerti, quasi tutti mai incisi, e quasi tutti certamente di Vivaldi, solo per quattro di questi l’attribuzione è incerta. Si presentano come concerti sciolti, non inclusi in pubblicazioni concepite dall’autore come opere unitarie. Si collocano tra i primi lavori vivaldiani, nei quali però già sono presenti la fantastica inventiva delle melodie, la varietà ritmica, il trattamento del violino come strumento solista protagonista del concerto, cui il compositore veneziano conferirà un assetto formale paradigmatico, adottando tra l’altro la forma in tre movimenti allegro-adagio-allegro.

L’ensemble Harmonie Universelle, fondato nel 2003 da Florian Deuter, che ne è anche direttore musicale e primo violino, è uno dei numerosi nuovi gruppi fioriti in Europa e negli Stati Uniti che tanto stanno facendo per rinnovare il modo di intepretare i grandi classici da un lato, e dall’altro lavorano incessantemente alla riscoperta di autori e opere dimenticate. Anche Florian Deuter è cresciuto alla grande scuola degli strumenti originali, iniziando e consolidando la sua carriera con Reinhard Goebel e Musica Antiqua Köln, lavorando in seguito anche con Philippe Herrewege, Paul McCreesh, Marc Minkowski, Ton Koopman e Skip Sempé. La sua interpretazione di Vivaldi è rigorosa dal punto di vista strumentale e senz’altro originale nel lavoro di valorizzazione puntuale di ogni frase musicale. Il controllo del suono è esemplare, vario nel colore e nell’intensità, con i diversi movimenti che si susseguono in chiaroscuro, e le progressioni in crescendo non solo di volume ma anche di forza e spessore. Un suono sempre perfettamente proporzionato al numero di strumenti impegnati, forte di un equilibrio interno magistrale, ben sostenuto da un’ottima incisione. I tempi sono molto marcati, con gli allegri velocissimi e gli adagi molto lenti e sommessi, drammatici, espressivi e "cantanti" come se celassero oscure parole. Il ritmo, basato su un continuo molto presente ma mai invadente, è sempre in primo piano e si esalta nei movimenti di danza, come nella strepitosa giga che conclude l’RV 381.

Il fascino di questa lettura consiste, a nostro parere, in un approccio caldo, partecipativo, che suscita ammirazione per le continue invenzioni musicali, una lettura rivolta al senso della "composizione" e alla sua logica interna, piuttosto che all’esteriore, e ormai datata, brillantezza dei virtuosismi strumentali fini a se stessi.

Daniela Goldoni

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